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	<title>Il Web 2.0 e l&#039;innovazione nella PA</title>
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		<title>Processo all&#8217;OpenGov: dalle parole ai fatti?</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 10:29:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Monti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[politica e tecnologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Vorrei segnalarvi un evento di sicuro interesse nell&#8217;ambito della Social Media Week romana. Il tema è quello dell&#8217;Open Gov. ﻿e si svolgerà il 10 Febbraio, presso la Sala Degli Specchi di Palazzo Giannelli, dalle 10.00 alle 12.00. Si tratta di un incontro/dibattito dal titolo “Processo all&#8217;OpenGov: dalle parole ai fatti?&#8220;, nel corso del quale si farà [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paweb20.wordpress.com&amp;blog=6125505&amp;post=604&amp;subd=paweb20&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_605" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://paweb20.files.wordpress.com/2011/02/social-media-week.png"><img class="size-thumbnail wp-image-605" title="social media week" src="http://paweb20.files.wordpress.com/2011/02/social-media-week.png?w=150&#038;h=90" alt="Social media Week Romana" width="150" height="90" /></a><p class="wp-caption-text">Social Media Week di Roma dal 7 al 11 febbraio</p></div>
<p>Vorrei segnalarvi un evento di sicuro interesse nell&#8217;ambito della <a title="Sito del Social Media Week" href="http://www.socialmediaweek.org/" target="_blank">Social Media Week romana</a>. Il tema è quello dell&#8217;Open Gov. ﻿e si svolgerà il 10 Febbraio, presso la Sala Degli Specchi di Palazzo Giannelli, dalle 10.00 alle 12.00. Si tratta di un incontro/dibattito dal titolo “<strong><a title="Evento Media Week" href="http://socialmediaweekroma.eventbrite.com/" target="_blank">Processo all&#8217;OpenGov: dalle parole ai fatti?</a></strong>&#8220;, nel corso del quale si farà il punto su questa importante tematica grazie ad un confronto tra Istituzioni e mondo economico.</p>
<p>L’incontro, organizzato dall’<a title="Associazione Open Gov" href="http://http://www.datagov.it/" target="_blank">Associazione Italiana per l’Open Government</a>, vedrà la partecipazione di alcuni tra i più importanti esperti nazionali, oltre ai rappresentati del mondo istituzionale ed economico.</p>
<p>In molti paesi con una tradizione di E-Gov più consolidata, i cittadini hanno già accesso a molti dati pubblici. Da quei dati, ora che possediamo strumenti in grado di interpretarli e metterli in relazione, discende una nuova forma di cittadinanza e di democrazia e la creazione di nuovi mercati.</p>
<p>Un numero crescente di governi sta comprendendo le opportunità di far leva sull’innovazione e sulla diffusione delle informazioni e della conoscenza, approfittando proprio della crisi economica globale.</p>
<p>L’Italia non rientra ancora tra i Paesi che hanno impostato una strategia unitaria e sistematica in materia di Open Gov, sicuramente a causa di difficoltà di ordine normativo (anche il nuovo CAD è piuttosto carente in merito), ma anche per resistenze culturali.</p>
<p>Nel corso dell&#8217;incontro, che vedrà la partecipazione di autorevoli esponenti delle istituzioni, saranno affrontate le cause che frenano l&#8217;adozione di politiche Open nel nostro Paese e si proverà a proporre soluzioni operative per passare, appunto, dalle parole ai fatti.﻿</p>
<p>Tra i relatori che hanno già confermato la loro adesione:</p>
<p> · Ernesto Belisario, Presidente Associazione Italiana per l&#8217;Open Government</p>
<p>· Stefano Costa, Coordinatore di Open Knowledge Foundation Italia</p>
<p>· Davide Giacalone, Presidente Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l&#8217;Innovazione</p>
<p>· Monica Lucarelli, Presidente Giovani Industriali di Roma</p>
<p>· Carlo Mochi Sismondi, Presidente ForumPA</p>
<p>· Guido Scorza, Presidente dell&#8217;Istituto per le Politiche sull&#8217;Innovazione</p>
<p>· Stefano Epifani, Direttore Associazione Italiana per l’Open Government</p>
<p> L’incontro sarà moderato da <a href="http://alessiojacona.wordpress.com/" target="_blank">Alessio Jacona</a>. Per favorire il dibattito ampio spazio sarà dato agli interventi dal pubblico.</p>
<br />Filed under: <a href='http://paweb20.wordpress.com/category/open-government/'>Open government</a>, <a href='http://paweb20.wordpress.com/category/politica-e-tecnologia/'>politica e tecnologia</a> Tagged: <a href='http://paweb20.wordpress.com/tag/e-gov/'>e-gov</a>, <a href='http://paweb20.wordpress.com/tag/open-data/'>Open data</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/paweb20.wordpress.com/604/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/paweb20.wordpress.com/604/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/paweb20.wordpress.com/604/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/paweb20.wordpress.com/604/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/paweb20.wordpress.com/604/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/paweb20.wordpress.com/604/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/paweb20.wordpress.com/604/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/paweb20.wordpress.com/604/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/paweb20.wordpress.com/604/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/paweb20.wordpress.com/604/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/paweb20.wordpress.com/604/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/paweb20.wordpress.com/604/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/paweb20.wordpress.com/604/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/paweb20.wordpress.com/604/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paweb20.wordpress.com&amp;blog=6125505&amp;post=604&amp;subd=paweb20&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il Manifesto per l&#8217;Open Government</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 12:08:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Monti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Open government]]></category>
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		<description><![CDATA[  Riporto il contributo per Saperi PA di Stefano Epifani dedicato alla presentazione del Manifesto per l’Open Government.  Credo che in questa fase di ridisegno del nuovo CAD e di forti evoluzioni nei servizi di cooperazione applicativa, di tentativi spesso maldestri di integrazione dei servizi della PA, sia un’ottima introduzione al tema dell’Open Governemnt. Il tema è stato trattato nel convegno appena [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paweb20.wordpress.com&amp;blog=6125505&amp;post=592&amp;subd=paweb20&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p>
<div><em></em></div>
<p><em></p>
<div id="attachment_600" class="wp-caption alignleft" style="width: 115px"><a href="http://www.datagov.it/"><img class="size-thumbnail wp-image-600" title="manifesto open gov" src="http://paweb20.files.wordpress.com/2010/12/manifesto-open-gov1.jpg?w=105&#038;h=150" alt="" width="105" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Il Manifesto del Open Government</p></div>
<p></em><em>Riporto il contributo per <a href="http://saperi.forumpa.it/story/51035/il-manifesto-l-open-government-la-presentazione-all-igf-italia&amp;h=43d4b"><span style="color:#004477;">Saperi PA</span></a> di Stefano Epifani dedicato alla presentazione del <a href="http://www.datagov.it/"><span style="color:#004477;">Manifesto per l’Open Government</span></a>.  Credo che in questa fase di ridisegno del nuovo CAD e di forti evoluzioni nei servizi di cooperazione applicativa, di tentativi spesso maldestri di integrazione dei servizi della PA, sia un’ottima introduzione al tema dell’Open Governemnt. Il tema è stato trattato nel convegno appena svolto il 30</em><em> Novembre presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza (Roma) durante il quale è stato presentato il Manifesto, nella sua forma definitiva e dopo un importante periodo di condivisione e partecipazione, come primo punto di partenza per promuovere la cultura dell’Open Government nel nostro Paese.     </em><em>(Pietro Monti)</em></p>
<p><em> </em><em> </em></p>
<p>Di <a title="Il Blog di Stefano Epifani" href="http://blog.stefanoepifani.it" target="_blank">Stefano Epifani</a></p>
<p>Non è un obiettivo facile da raggiungere, quello che si pone l’<a href="http://www.datagov.it/">Associazione Italiana per l’Open Government</a>. Cercare di contribuire alla creazione di una cultura orientata all’apertura, alla condivisione ed alla partecipazione nella pubblica amministrazione italiana, infatti, vuol dire vedersela con una vera e propria selva di leggi, impedimenti, ostacoli normativi e più spesso culturali che non rendono certo semplice il percorso. Soprattutto quando il vero cardine del cambiamento che si vuole promuovere consiste in un processo di innovazione sociale che vede pubblica amministrazione, cittadini ed imprese protagonisti di un sistema che può funzionare soltanto quando tutti i soggetti coinvolti divengono realmente attori partecipi attivamente (e proattivamente) in un modello di costruzione condivisa del cambiamento.</p>
<p class="mceTemp">Per questo motivo la prima azione pubblica dell’Associazione è stata quella di promuovere la creazione di un <a href="http://www.datagov.it/">Manifesto per l’Open Government</a>. Un Manifesto che contribuisse ad identificare i contorni di un concetto, di un’idea, di un modello di sviluppo per la società civile del quale troppo spesso si parla in astratto. Muoversi verso una politica di sensibilizzazione verso il tema dell’Open Government, invece, vuol dire identificarne la fisionomia, tracciarne i principi chiave, rilevarne la natura profonda, così da costruire quelle azioni volte a promuoverne lo sviluppo.</p>
<p class="mceTemp">Per questo motivo la costruzione del Manifesto non poteva che essere partecipata, per farsi forte di quell’intelligenza collettiva che è la vera risorsa della Rete. Ecco quindi che i dieci principi chiave proposti dai promotori sono stati messi in discussione per due settimane in Rete. Ed ecco che la Rete, ancora una volta, ha dimostrato la sua forza. Sono stati diverse centinaia i commenti lasciati sul sito, le mail giunte all’Associazione, le riflessioni condivise attraverso Facebook e Twitter riguardanti i diversi articoli del Manifesto.</p>
<p>Commenti sempre puntuali, mai generici, comunque costruttivi, che hanno consentito l’avvio di un complesso lavoro di riorganizzazione del Manifesto che vedrà luce – in una sua forma definitiva – nel corso del Convegno organizzato alla Sapienza in occasione della giornata dell’IGF Italia. In piena logica “open”, quindi, il Manifesto che verrà presentato – a partire dagli articoli proposti on-line ed in base alle considerazioni emerse in rete – rappresenterà il risultato di un lavoro partecipato e condiviso da quella comunità della Rete fatta di esperti, professionisti, funzionari pubblici e privati, docenti universitari che si occupano, a vario titolo, di questo tema.</p>
<p style="text-align:left;"> </p>
<br />Filed under: <a href='http://paweb20.wordpress.com/category/open-government/'>Open government</a> Tagged: <a href='http://paweb20.wordpress.com/tag/open-data/'>Open data</a>, <a href='http://paweb20.wordpress.com/tag/open-government-2/'>Open Government</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/paweb20.wordpress.com/592/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/paweb20.wordpress.com/592/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/paweb20.wordpress.com/592/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/paweb20.wordpress.com/592/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/paweb20.wordpress.com/592/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/paweb20.wordpress.com/592/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/paweb20.wordpress.com/592/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/paweb20.wordpress.com/592/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/paweb20.wordpress.com/592/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/paweb20.wordpress.com/592/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/paweb20.wordpress.com/592/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/paweb20.wordpress.com/592/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/paweb20.wordpress.com/592/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/paweb20.wordpress.com/592/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paweb20.wordpress.com&amp;blog=6125505&amp;post=592&amp;subd=paweb20&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Lo sviluppo del software secondo un approccio collaborativo</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 11:36:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Monti</dc:creator>
				<category><![CDATA[applicazioni web]]></category>
		<category><![CDATA[collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[ibm]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo software]]></category>

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		<description><![CDATA[Ferdinando Gorga (linkedin) Ciascuno di noi è cosciente di come la disponibilità di Internet e della sua architettura ha modificato sostanzialmente e, si spera definitivamente, il modo di utilizzare i computer e l’informatica.  Nel corso degli ultimi quindici anni le aziende innovative hanno progressivamente adottato questa novità tecnologica, sfruttando la possibilità di veicolare facilmente informazioni [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paweb20.wordpress.com&amp;blog=6125505&amp;post=578&amp;subd=paweb20&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><em><span style="text-decoration:underline;">Ferdinando Gorga (<a href="http://it.linkedin.com/in/fergor" target="_blank">linkedin</a>)</span></em></p>
<p><a href="http://paweb20.files.wordpress.com/2010/09/jazz2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-581" title="jazz2" src="http://paweb20.files.wordpress.com/2010/09/jazz2.jpg?w=209&#038;h=173" alt="" width="209" height="173" /></a>Ciascuno di noi è cosciente di come la disponibilità di Internet e della sua architettura ha modificato sostanzialmente e, si spera definitivamente, il modo di utilizzare i computer e l’informatica.  Nel corso degli ultimi quindici anni le aziende innovative hanno progressivamente adottato questa novità tecnologica, sfruttando la possibilità di veicolare facilmente informazioni e flussi di denaro per le esigenze di un business sempre più dinamico.</p>
<p>Oggi è difficile immaginare che qualcuno di noi, possessori di PC o notebook, non si connetta in qualche modo ad Internet; lo facciamo sempre più numerosi, anche con dispositivi nuovi come i nostri smartphone, per accedere ai servizi di posta elettronica e di messaggistica, o ai servizi offerti nelle modalità innovative del Web 2.0 e del Social Networking.  Lo facciamo sempre di più in tempo reale, in ogni momento della giornata, anche quando siamo lontani dalla nostra scrivania: Internet e i suoi servizi sono diventati ‘tascabili’.</p>
<p>Se Internet ha così radicalmente cambiato la concezione, l’approccio e l’utilizzo dell’informatica, è possibile ipotizzare un cambiamento altrettanto epocale, derivante dalle stesse tecnologie, anche nel settore dello Sviluppo del Software?</p>
<p><em>La risposta a questa domanda è assolutamente positiva se pensiamo alla tecnologia attuale e alla disponibilità commerciale di soluzioni adatte. Purtroppo invece è fatalmente negativa se pensiamo alla consuetudine operativa e alle prassi vigenti in un gran numero di progetti di sviluppo software.    <span id="more-578"></span></em></p>
<p>Vediamo brevemente due scenari di lavoro in un’organizzazione che sviluppa il software in modo tradizionale e in un’altra che lo fa ricorrendo a strumenti di collaborazione mutuati dall’esperienza Internet sopra accennata.</p>
<p><strong>Uno scenario tradizionale</strong></p>
<p>Il modo di lavorare tradizionale che perdura da alcune decine di anni, indipendentemente dalle specifiche tecnologie adottate, è quello che vede i vari ruoli del processo di  sviluppo – analisti, programmatori, tester, tecnici, gestori dell’esercizio, ecc. – operare in contesti separati e, talvolta, addirittura con obiettivi contrastanti.</p>
<p>Ci si riferisce a questa modalità con la locuzione di <em>sviluppo organizzato a ‘silos’</em> sottolineando proprio la separazione e l’isolamento dei ruoli, tra i quali la comunicazione  avviene spesso soltanto seguendo delle vie ufficiali e a tempi stabiliti &#8211; come le milestone, le riunioni di progetto o i collaudi &#8211; e per lo più utilizzando linguaggi, cultura e rituali differenti.</p>
<p>Può quindi accadere con assoluta probabilità che:</p>
<ul>
<li>l’analista o l’amministrativo esperto delle problematiche di business dichiari in poche righe o poche pagine le sue aspettative e necessità ad alto livello, utilizzando il suo linguaggio, e rifiutandosi di partecipare a successive riunioni di dettaglio e armonizzazione con il team di sviluppo;</li>
<li>gli sviluppatori siano costretti, prima di scrivere i programmi, a rifare l’analisi funzionale introducendo involontariamente degli errori, costretti a fare assunzioni su contesti che non conoscono a fondo;</li>
<li>i tester aspettino inoperosi l’arrivo della build (ottenuta faticosamente) e inizino a testare l’applicazione senza la documentazione appropriata;</li>
<li>la funzione di esercizio, pressata dall’urgenza, metta l’applicazione in produzione in tutta fretta, lasciando all’utente finale l’ingrata scoperta dei difetti più nascosti.</li>
</ul>
<p>Questo è un quadro semplificato ma tristemente realistico di molte realtà aziendali. In questo contesto ogni ipotesi di cambiamento o di perturbazione dello status quo viene interpretata come <em>eresia</em> e quindi evitata. Si perdura in queste abitudini cercando di supplire alle inefficienze con la buona volontà ed il lavoro straordinario, rifiutando le innovazioni ed il cambiamento di visione e accettando come ineluttabili i ritardi di consegna e il pagamento di penali per mancato adempimento.</p>
<p><strong>L’approccio collaborativo</strong></p>
<p>Con l’aiuto della moderna tecnologia, i progetti software possono essere gestiti e condotti in modo assai diverso, incentivando dei comportamenti di ampia collaborazione che promuovono il successo aziendale nella soddisfazione di tutti.</p>
<p>Il cardine di questa tecnologia è l’integrazione tra strumenti diversi che ricalca gli schemi di comunicazione tra i vari ruoli del progetto. In questo modo la collaborazione viene facilitata e resa spontanea, evitando la sindrome da ‘silos’, e tutti i membri del progetto formano di fatto un unico team.</p>
<p>Le nuove piattaforme per lo sviluppo collaborativo devono pertanto offrire capacità di:</p>
<ul>
<li><strong>Integrazione dei dati</strong>: elaborati e altre informazioni (annotazioni, richieste, ecc.) vengono raccolti in un unico repository che costituisce la fonte autorevole di documentazione dell’intero progetto.  Inoltre i singoli elaborati possono essere via via associati (link) a quelli correlati così da essere facilmente raggiungibili da coloro che devono utilizzarli: ad esempio, un tester che prepara un caso di test, lo deve collegare ai requisiti che il test stesso serve a validare.</li>
<li>C<strong>ollaborazione </strong>avanzata per scambio di informazioni, richiesta di modifiche, inoltro di commenti, revisioni o approvazioni, in modo sia sincrono che asincrono, e comunque nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità assegnate.  <em></em></li>
<li><strong>Automazione </strong>di tutte le attività che non richiedano l’intervento umano creativo (ad esempio: la produzione di report, la predisposizione di metriche e documentazione sullo stato di avanzamento del progetto, la rapida identificazione dei file modificati a fronte di richieste di intervento) e in generale a tutte le attività ripetitive (per esempio le build).  </li>
</ul>
<p>Tale approccio prende il nome di Collaborative Application Lifecycle Management (<strong>C/ALM</strong>) e facilita l’adozione di altre pratiche virtuose come per esempio la metodologia ‘<strong>Agile</strong>’ dello sviluppo del software.  Su questi principi è nato il progetto Jazz.</p>
<p><a href="http://paweb20.files.wordpress.com/2010/09/jazz.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-579" title="jazz" src="http://paweb20.files.wordpress.com/2010/09/jazz.jpg?w=450&#038;h=237" alt="" width="450" height="237" /></a> </p>
<p><strong>Jazz</strong><strong><sup>(1)</sup></strong><strong> </strong></p>
<p>Jazz è un’infrastruttura software che implementa nativamente capacità di collaborazione.   e su cui sono stati sviluppati diversi strumenti per lo sviluppo dei progetti software.  <strong></strong></p>
<p>Il progetto Jazz  include:</p>
<ul>
<li><strong>Scenari per il C/ALM</strong>: forniscono all’utente la possibilità di reperire le informazioni necessarie al loro ruolo e task seguendo le esigenze del momento.</li>
<li><strong>OSLC – Open Services for Lifecycle Collaboration</strong>: sono i servizi per far circolare le informazioni normalmente blindate nei singoli tool di sviluppo.</li>
<li><strong>JIA – Jazz Integration Architecture</strong>: è un insieme di specifiche e di tecnologie interconnesse, ad esempio specifiche API, servizi comuni, sottosistemi. Il core di questa architettura sono i Jazz Foundation Services (JFS) che consentono la comunicazione tra gruppi di tool ed il loro utilizzo integrato.</li>
<li><strong>Jazz Foundation</strong>: un’implementazione di JFS e di un toolkit per facilitare la costruzione di applicazioni basate su Jazz.</li>
</ul>
<p>Il progetto Jazz integra e coordina l’architettura (JIA), i servizi (OSLC) e gli scenari C/ALM per consentire la fruizione coordinata di flussi delle informazioni essenziali al successo del progetto.</p>
<p><strong>Uno scenario di sviluppo “collaborativo” </strong></p>
<p>Osserviamo ora un team che lavora alla costruzione di un nuovo sistema software  utilizzando la tecnologia Jazz e i tools basati su di esso.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">La definizione dei requisiti</span></p>
<p>Il product owner ha la responsabiltà di definire le esigenze di business del progetto in corso e di armonizzare le esigenze di vari stakeholder. </p>
<p>Quotidianamente egli comunica con molti stakeholder dislocati sul territorio, ne recepisce le esigenze, si sforza di trovare punti di contatto e avvia attività di negoziazione per ottenere convergenza verso una soluzione soddisfacente.</p>
<p>Uno strumento collaborativo per la definizione dei requisti di business gli permette di effettuare questa attività di intervista e negoziazione non più tramite telefonate, scambi puntuali di email o costose riunioni, ma con una modalità di lavoro “asincrona”, in una “continua riunione virtuale” di progetto, in cui i partecipanti intervengono di volta in volta secondo i propri tempi, rispondendo a ‘commenti’ richiesti da altri, inserendo spontanemante informazioni e dettagli, sottoponendo nuove richieste. </p>
<p>Alcuni stakeholder devono valutare gli impatti che il sistema in corso di sviluppo avrà sulle altre procedure ambientali; essi possono modificare di conseguenza i diagrammi di business (Business Process Diagram) che li rappresentano, e sottoporre le modifiche per ulteriore discussione o validazione.</p>
<p>Coloro che rappresentano gli utenti finali del sistema devono esprimere i requisiti e validare le interfacce utente.  Quando ricevono una richiesta di parere sulla nuova interfaccia delineata dagli analisti, essi, anche da sedi remote, devono semplicemente aprire la richiesta tramite una GUI per visualizzare l’outline dell’interfaccia e del suo schema di navigazione; possono apportare le modifiche opportune e rispondere alla richiesta esprimendo le proprie opinioni.  Con la stessa facilità l’analista apre la risposta e visualizza l’outline dell’interfaccia modificata; se, per valutare correttamente i cambiamenti, volesse confrontarla l’outline originale, una funzione di “history” gli permetterebbe di risalire alle  versioni precedenti.  Quando infine c’è accordo sulla forma finale, l’analista chiude la richiesta e crea i requisiti d’interfaccia – legandoli anche ai widget consolidati – che verranno trasmessi al team di sviluppo per la realizzazione.</p>
<p>Un altro aspetto importante è il collegamento con i casi d’uso; l’analista ha a disposizione le funzioni “collaborative” per informare coloro che stanno lavorando alla definizione dei casi d’uso delle modifche recentemente approvate e descrivere le nuove caratteristiche del sistema.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">La gestione dei requisti, dei cambiamenti e dei rilasci </span></p>
<p>Il product owner, dalla sua postazione, ha visibilità e controllo dell’avanzamento del progetto ed evidenza degli aggiornamenti che vengono effettuati. </p>
<p>La definizione dei nuovi requisiti lo porta ad un’analisi approfondita per verificare se tra essi ce ne sia qualcuno con caratteristica di urgenza; ad esempio un requisito potrebbe essere già legato alla data della prossima <em>sprint</em><sup>(2)</sup>; in questo caso egli lo può marcare con la denominazione della sprint desiderata, nella quale dovrà essere implementato, e creare un <em>work item</em><sup>(3)</sup> per passare l’incarico al laboratorio di sviluppo.</p>
<p>Il processo di sviluppo viene svolto e governato tramite la piattaforma collaborativa di Software Delivery, che affianca alle tradizionali funzionalità di gestione dei work item, Source Control Management (SCM) e gestione delle build, delle funzionalità collaborative di comunicazione (eventi, feeds, chat integrate, ecc.) e di integrazione (tracciatura automatica, condivisione di documenti, monitoraggio comprensivo delle attività, ecc.) che permettono ai diversi attori di operare in modo armonico e produttivo.</p>
<p>Poiché al termine del ciclo di lavorazione dovrà essere effettuato un test di accettazione e il collaudo di quanto sviluppato, il product owner, già all’atto della creazione del nuovo work item, segnala il tag della sprint al gruppo di test, affinché, in parallelo, possa essere prodotto il piano di test che copre i requisiti oggetto del lavoro.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">La gestione della qualità </span></p>
<p>Il responsabile della Qualità che prende in carico il nuovo work item, tramite una dashboard personale, identifica il collaboratore meno impegnato nel suo team; apre un nuovo work item &#8211; di test &#8211; per la redazione del piano di test della sprint e glielo assegna.  La persona che riceve il work item ha accesso immediato ai requisiti, precentemente linkati al work item, li analizza e crea un piano di test. </p>
<p>Al completamento di questa attività, il product owner riceve una notifica; può quindi controllare, usando la sua dashboard, l’eventuale completezza della copertura dei requisiti da parte dei casi di test contenuti nel piano e predisporre il collaudo.</p>
<p>In qualsiasi momento egli necessiti di conoscere lo stato di avanzamento del progetto, non dovrà chiedere nessuna informazione al suo team (bloccandone il lavoro per alcuni giorni!) ma vedrà tutte le informazioni necessarie, in tempo reale, sulla sua dashboard personalizzata.</p>
<p><strong>Conclusioni </strong></p>
<p>La descrizione degli scenari ha messo in evidenza quei cambiamenti che più incidono sul  processo di sviluppo del software rendendolo più snello, dinamico, efficiente e produttivo:</p>
<ul>
<li><strong>Robustezza e Convergenza</strong>: la possibilità di collaborazione continua permette il confronto esaustivo su idee, principi e scelte implementative e il consolidamento di decisioni largamente riconosciute alla base di un’analisi funzionale più robusta.</li>
<li><strong>Ottimizzazione ed Eco-compatibilità</strong>: gli strumenti di collaborazione permettono di ridurre trasferte e riunioni plenarie, con benefici sul piano dei costi e dei tempi; requisiti più robusti richiedono meno rifacimenti e correzioni in corso d’opera; la condivisione e lo scambio “strutturato” di informazioni evita il proliferare di mail, appunti e spreadsheet che inevitabilmente porta a perdita di conoscenza, incoerenza, disallineamenti. </li>
<li><strong>Team e Sinergia</strong>: Le funzionalità collaborative hanno fatto cooperare in modo integrato e naturale tutti gli attori (product owner, analisti,  stakeholder, tester, sviluppatori); le informazioni fluiscono attraverso gli strumenti verso i destinatari opportuni e vengono accedute in modalità user-friendly; i singoli hanno visibilità più ampia sullo svolgimento del progetto.  Tutto ciò porta ad un aumento delle sinergie, del livello di motivazione dei singoli e della produttività.</li>
</ul>
<p> </p>
<p>Note:</p>
<p>(1) Sito ufficiale del progetto Jazz: <a href="http://www.jazz.net/">www.jazz.net</a>.  IBM ha dato vita al progetto Jazz, poi rilasciato alla comunità open.  Diverse aziende e sviluppatori hanno già creato componenti software free o prodotti commerciali sulla piattaforma Jazz.  IBM ha rilasciato su Jazz molti prodotti commerciali (<a href="http://www.ibm.com/software/rational/">http://www.ibm.com/software/rational/</a>), tra cui Rational Requirement Composer, Team Concert e Quality Manager che coprono molte delle funzionalità auspicate nello scenario collaborativo.</p>
<p>(2) Sprint Backlog: nomenclatura utilizzata dal processo iterativo SCRUM, è una collezione di argomenti ed item pianificati per essere processati nel corso di un’iterazione.</p>
<p>(3) Work Item: in generale è una richiesta, o esigenza di lavorazione che un ruolo assegna ad un altro ruolo.  Un WorkItem è sempre composta dalla richiesta e da uno stato. Lo stato cambia durante il ciclo di lavorazione, seguendo il processo adottato dall’azienda.</p>
<p><strong><em>L’autore: </em></strong><em><span style="text-decoration:underline;">Ferdinando Gorga</span></em><em>, laureato in Scienze dell’Informazione, è esperto di ingegneria del software, di gestione dei requisiti e di metodologie di sviluppo. </em><em>Lavora in IBM, è un technical sales ed evangelist delle soluzioni IBM Rational.</em></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Solo le raccomandazioni potranno salvare l’Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 19:49:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Monti</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica e tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[di Emiliano Pecis (linkedin: http://it.linkedin.com/in/pecis) Prima di tutto mettiamoci d’accordo sui termini. Solo in Italia la parola raccomandazione ha un’accezione negativa. Provate a chiedere ad uno dei più famosi dizionari online (wordreference.com) di tradurre la parola “raccomandazione”, ecco cosa ritorna: il dizionario, come sinonimo di raccomandazione suggerisce anche spintarella. Peccato che per tutto il resto del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paweb20.wordpress.com&amp;blog=6125505&amp;post=565&amp;subd=paweb20&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paweb20.files.wordpress.com/2010/09/raccomandazioni-logo1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-572" title="raccomandazioni logo" src="http://paweb20.files.wordpress.com/2010/09/raccomandazioni-logo1.jpg?w=180&#038;h=201" alt="" width="180" height="201" /></a><a href="http://paweb20.files.wordpress.com/2010/09/raccomandazioni-logo.jpg"></a></p>
<p style="text-align:right;"><em>di </em><strong><em>Emiliano Pecis</em> (</strong>linkedin: <a href="http://it.linkedin.com/in/pecis">http://it.linkedin.com/in/pecis</a>)</p>
<p>Prima di tutto mettiamoci d’accordo sui termini. Solo in Italia la parola <em>raccomandazione</em> ha un’accezione negativa. Provate a chiedere ad uno dei più famosi dizionari online (wordreference.com) di tradurre la parola “raccomandazione”, ecco cosa ritorna:</p>
<p><a href="http://paweb20.files.wordpress.com/2010/09/raccomandazioni-11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-569" title="raccomandazioni 1" src="http://paweb20.files.wordpress.com/2010/09/raccomandazioni-11.jpg?w=420&#038;h=231" alt="" width="420" height="231" /></a><a href="http://paweb20.files.wordpress.com/2010/09/raccomandazioni-1.jpg"></a></p>
<p>il dizionario, come sinonimo di <em>raccomandazione</em> suggerisce anche <em>spintarella</em>. Peccato che per tutto il resto del mondo, la raccomandazione sia soltanto una semplice <em>segnalazione</em>, come ci suggerisce lo stesso dizionario quando gli chiediamo di tradurre dall’inglese all’italiano:</p>
<p><a href="http://paweb20.files.wordpress.com/2010/09/raccomandazioni-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-570" title="raccomandazioni 2" src="http://paweb20.files.wordpress.com/2010/09/raccomandazioni-2.jpg?w=405&#038;h=292" alt="" width="405" height="292" /></a></p>
<p>Che differenza c’è tra una <em>raccomandazione </em>intesa come <em>spintarella</em> e una raccomandazione intesa come semplice <em>segnalazione</em>? La prima fa leva su un rapporto di forze basato sulla subalternità: il potente di turno che chiede ad un suo subalterno di promuovere tizio o caio, al fine di intrecciare un virale rapporto clientelare (il raccomandato sarà a sua volta un suo subalterno). Per contro, la segnalazione è basata su un’assunzione di responsabilità: chi segnala si prende l’onere di garantire sulla persona indicata. Da una parte si produce un malcostume che, a sua volta, crea spesso e volentieri, incompetenza, opacità e sopraffazione, dall’altra si promuove una sana cultura meritocratica e trasparente.</p>
<p><strong>Le raccomandazioni e il Web 2.0</strong></p>
<p>Chiarito questo fraintendimento tutto italiano, provate ad immaginare cosa accade quando la sana segnalazione viene fatta da una moltitudine di persone, ovvero quando si fa leva su quella che viene definita,  <em>intelligenza collettiva</em>. <span id="more-565"></span>Questo sistema di raccomandazione collettiva è alla base del successo di moltissime piattaforme cosiddette web 2.0, che fanno affidamento su quello che viene definito, per l’appunto, <em>recommendation engine</em>, ovvero un motore di raccomandazioni. E’ interessante notare come la ricerca di modelli di business alternativi e innovativi da parte di aziende spesso e volentieri semplici startup-  possano in qualche modo produrre qualcosa che va ben oltre il mero business: a volte infatti forniscono delle vere e proprie <em>lezioni</em> utili da imparare e fare proprie (magari per provare a riproporle in altri contesti, come ad esempio nella società civile, ma questo lo vedremo più avanti).</p>
<p><strong>La lezione di Linkedin</strong></p>
<p>Secondo Linkedin “un profilo completo moltiplica di 40 volte le probabilità di ricevere opportunità (di lavoro)”. E per completarlo vi consiglia di farvi raccomandare. Scusa, come hai detto? Ne abbiamo già parlato: si intende nel senso non-italiano del termine, si parla di <em>endorsement</em>, di segnalazione, di assunzione di responsabilità.   Linkedin ha basato tutto il suo modello di business, sulle relazioni umane, sul network di contatti esistente da quando esiste l’uomo e la sua innata capacità di essere un animale prettamente sociale.</p>
<p><strong>La lezione di Amazon</strong></p>
<p>Una delle prime è stata <em>Amazon</em>, quando in tempi non sospetti ha cominciato ad analizzare il comportamento dei propri clienti, per tirar fuori l’utile suggerimento del tipo: “chi ha comprato questo titolo, si è poi interessato anche a quest’altro”, unendo in questo modo il concetto di pubblicità e servizio, promuovendo cioè il <em>consumer</em> in <em>prosumer</em>: ovvero quando il consumatore diventando parte attiva nel ciclo di vendita del prodotto, fornisce feedback, segnalazioni, raccomandazioni.</p>
<p><strong>La lezione di eBay</strong></p>
<p>Stesso dicasi per la piattaforma di aste online più famosa del mondo: eBay. La prima verifica che faccio quando mi accingo a comprare un prodotto da un venditore che non conosco su eBay è guardare il suo punteggio di <em>feedback</em>. Ovvero quante persone hanno comprato da lui/lei e la relativa percentuale di gradimento. Se gli acquirenti sono più di mille e il feedback è superiore al 99.0%, allora ho una buona possibilità di avere a che fare con un venditore serio ed affidabile.</p>
<p><strong>La lezione di Google</strong></p>
<p>Per non parlare di Google che grazie alle referenze ha creato l’algoritmo di ricerca più efficiente del web: infatti secondo Google non è tanto importante il numero di ricorrenze del termine cercato, quanto l’affidabilità del sito che ha pubblicato quella determinata pagina web. Google considera tanto affidabile un sito quanto più viene linkato da altri (dove fa la differenza anche la loro <em>reputazione</em>) premiandolo con un <em>page ranking</em> superiore, che si traduce in una maggiore visibilità (primi posti) nei risultati di ricerca. Ancora una volta: sono le referenze, le raccomandazioni, le segnalazioni a creare quel circolo virtuoso che abilitano e promuovono un processo meritocratico di cui tutti possono usufruire. E’ il modello win-win, dove vincono tutti: il consumatore, il venditore, chi cerca e chi si fa cercare.</p>
<p><strong>La lezione (più subdola) di Facebook</strong></p>
<p>Ovviamente ci sono anche le inevitabili speculazioni, dove le stesse informazioni raccolte direttamente dagli utenti vengono utilizzate per soli scopi commerciali. E’ il modello di business di Facebook, per intenderci, che è apparentemente gratuito per l’utente (per questo più subdolo), ma che in realtà utilizza tutte le nostre informazioni “private” per poter macinare statistiche, campagne di marketing personalizzate, etc etc. Decine, centinaia, migliaia di utenti cliccando su “mi piace” di un determinato elemento, forniscono una propria segnalazione, che poi verrà macinata da software di <em>business intelligence </em>di società di terze parti, che sapranno -sicuramente- monetizzarle a dovere.</p>
<p><strong>Lezioni imparate, per cosa?</strong></p>
<p>Ma se questo sistema di referenze lo utilizzassimo per il bene della collettività, invece che per il mero scopo di business? Se centinaia, migliaia, milioni di italiani avessero la possibilità di dare il proprio gradimento su ogni singolo ente pubblico che vada dalle poste, all’istituto scolastico, passando magari per banche, medici, politici e avvocati? Cosa succederebbe? Una inevitabile rivoluzione dagli incredibili effetti benefici e salutari per tutto il nostro (moribondo) paese. Devo farmi operare da un chirurgo e per questo vorrei tanto sapere cosa ne pensano i pazienti da lui operati fino a quel momento. Le eventuali critiche negative non mi spaventerebbero se fossero affogate nell’1% dei totali pazienti trattati, come ci insegna eBay: c’è sempre il caso più sfortunato, siamo umani, lo considererei normale, fisiologico. Devo iscrivere mio figlio ad un istituto scolastico e vorrei sapere come la pensano i genitori che ci sono già passati: la gestione manageriale, cosa ne pensano del corpo docente, e via di seguito. Vorrei avere insomma quelle informazioni che altrimenti non riuscirei mai ad ottenere qualora dovessi chiederle al diretto interessato.</p>
<p><strong>Le raccomandazioni collettive contro l’opacità corporativa</strong></p>
<p>In pratica la conoscenza collettiva che viene dal basso può rimediare alla mancanza di trasparenza, che non ci viene concessa dall’alto. Ecco a voi la società 2.0 contro la superata e moribonda società 1.0. Gli utenti, i cittadini, il popolo si riprende tutto il potere (l’informazione) necessario per non farsi più sottomettere da logiche vecchie, corporative e lobbistiche. Ovviamente la raccolta delle segnalazioni da parte dei consumatori, pazienti, utenti deve essere gestita dal basso: per intenderci qui non stiamo parlando del <em>survey</em> che l’azienda manda al consumatore per sapere cosa ne pensa del servizio offerto, o degli <em>emoticon</em> di brunettiana memoria, perché se quelle informazioni raccolte non vengono poi rese pubbliche, o vengono comunque gestite (manipolate?) dal diretto interessato, non servono praticamente a nessuno.</p>
<p><strong>Tutto molto interessante, ma c’è un prezzo da pagare</strong></p>
<p>Un sistema, una piattaforma che liberi questo tipo di informazioni per restituirle agli utenti, ai cittadini, ha ovviamente un prezzo da pagare. Non mi riferisco al costo vivo dei necessari mezzi impiegati, quello sarebbe il minimo. Io stesso sarei in grado di mettere in piedi in poco tempo una piattaforma web capace di raccogliere, elaborare, aggregare le informazioni fornite dagli utenti.  Il vero prezzo da pagare si chiama <em>partecipazione</em>. Gli utenti, i pazienti, i cittadini dovrebbero sforzarsi di partecipare, dire la propria, raccomandare, criticare, consigliare. Si chiama <em>impegno sociale</em>, e senza di quello non si ottiene nulla. Molto probabilmente è più facile e comodo chiedere una raccomandazione, pardon, una spintarella.</p>
<p><em>Webbliografia</em></p>
<ul>
<li>Recommender systems, recommendation systems or recommendation engines: <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Recommender_system">http://en.wikipedia.org/wiki/Recommender_system</a></li>
<li>Collective intelligence: <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Collective_intelligence">http://en.wikipedia.org/wiki/Collective_intelligence</a></li>
<li>Producer and Consumer: prosumer. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Prosumer">http://en.wikipedia.org/wiki/Prosumer</a></li>
<li>What Is Web 2.0. Design Patterns and Business Models for the Next Generation of Software by Tim O&#8217;Reilly: <a href="http://oreilly.com/web2/archive/what-is-web-20.html">http://oreilly.com/web2/archive/what-is-web-20.html</a></li>
<li>Win win game: <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Win-win">http://en.wikipedia.org/wiki/Win-win</a></li>
<li>Reputation System: <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Reputation_system">http://en.wikipedia.org/wiki/Reputation_system</a></li>
<li>Facebook e l’illusione della libertà: <a href="http://punto-informatico.it/2988584/PI/Commenti/facebook-illusione-della-liberta.aspx">http://punto-informatico.it/2988584/PI/Commenti/facebook-illusione-della-liberta.aspx</a></li>
</ul>
<p>Emoticon, ecco i primi risultati: <a href="http://www.renatobrunetta.it/2009/04/17/emoticon-ecco-i-primi-risultati/">http://www.renatobrunetta.it/2009/04/17/emoticon-ecco-i-primi-risultati/</a></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Frontend senza backend &#8230;.</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 23:35:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Monti</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica e tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[pubblica amministrazione]]></category>
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		<category><![CDATA[nuovo CAD]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri ho partecipato ad un evento organizzato dal Ministro Brunetta in cui è stato presentato il nuovo portale “Vivi facile”, un portale per facilitare l’accesso dei cittadini e delle aziende ai servizi in rete offerti dalla PA. Particolare enfasi è stata posta dal Ministro sull’uso diffuso degli SMS (attraverso i canali ussd) come sistema di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paweb20.wordpress.com&amp;blog=6125505&amp;post=554&amp;subd=paweb20&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paweb20.files.wordpress.com/2010/03/accessibilita-bollino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-555" title="accessibilita bollino" src="http://paweb20.files.wordpress.com/2010/03/accessibilita-bollino.jpg?w=219&#038;h=226" alt="" width="219" height="226" /></a>Ieri ho partecipato ad un evento organizzato dal Ministro Brunetta in cui è stato presentato il nuovo portale “<strong>Vivi facile</strong>”, un portale per facilitare l’accesso dei cittadini e delle aziende ai servizi in rete offerti dalla PA. Particolare enfasi è stata posta dal Ministro sull’uso diffuso degli SMS (attraverso i canali <a title="USSD da Wiki" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Unstructured_Supplementary_Service_Data" target="_blank">ussd</a>) come sistema di informazione puntuale in un’ottica di “<em>convergenza di tutti gli strumenti di dialogo e di comunicazione tra Pa e privati cittadini</em>&#8220;. Come non essere d’accordo?</p>
<p>Ovviamente una visione del genere (quanti portali unici abbiamo visto in questi anni??) può avere successo solo se quello che sta “dietro le quinte” è fortemente e strutturalmente integrato, sennò ….. rischia di essere il solito portale web di smistamento o poco più ….</p>
<p>Ho provato a chiedere al Ministro se con il “<strong><a href="http://innovazionepa.it/ministro/pdf/il_nuovo_cad.pdf" target="_blank">nuovo CAD</a></strong>” si poteva sperare in una struttura più efficace per  far rispettare le regole di standardizzazione e di integrazione. La risposta è stata , più o meno, che  ….. <em>dalla sua faccia si vede che non ha letto il nuovo CAD</em>  e quindi …… ho provato a dirgli che l’avevo letto,  eccome! (quel poco che è stato pubblicato), ma non c’è stato niente da fare, è partito con la sua idea che provo a riassumere così: è necessario far “salire la domanda” così da spingere le amministrazioni ad integrarsi, a diventare virtuose, insomma  &#8221;costringerle&#8221; all’efficienza dalle richieste di servizi dei cittadini.</p>
<p>In un “paese normale” sarebbe un approccio un po’ assurdo e illogico. Ma qui da noi, dopo tanti anni di CAD e di SPC,  con le loro “regole” quasi mai rispettate, con le integrazioni tra i Sistemi Informativi della PA che stentano ancora a decollare, mi viene il dubbio che il Ministro con il suo pragmatismo potrebbe anche avere ragione.</p>
<p>Il dubbio però sparisce quasi subito, mi basta ripercorrere i grandi progetti di “integrazione” della PA di questi anni, caratterizzati troppo spesso da “trasferimenti massivi via FTP”, nastri magnetici che viaggiavano per corriere da un CED ad un altro, costose linee dedicate, doppie e triple autenticazioni ed infine il termine più abusato e oscuro: <em>l&#8217;accesso alle banche dati</em>! Insomma tutto tranne che una vera integrazione di processi attraverso la cooperazione applicativa.</p>
<p>No, non cambio opinione e continuo a preferire la strada del “paese normale” dove le regole, anche quelle tecniche, dovrebbero essere rispettare. Speriamo che il “nuovo CAD” sia più attrezzato e vincolante del precedente e non si limiti al solito elenco di sogni ma sappia risolvere i nodi di una standardizzazione strutturale così da evitare di dover ricorrere alle solite operazioni di “<em>frontend senza backend</em>” come rischia di essere questo simpatico ma ennesimo “portale unico”.</p>
<p>ps</p>
<p>Se vuoi vedere qualche commento in rete sul <a title="Innovazione PA" href="http://innovazionepa.it/ministro/pdf/il_nuovo_cad.pdf" target="_blank"><strong>nuovo CAD</strong> </a>dai una letta <a title="Sito Innovatori PA" href="http://www.innovatoripa.it/posts/2010/02/928/il-nuovo-cad-codice-amministrazione-digitale-la-nuova-pasperiamo-che-le-norme-bast" target="_blank"><strong>qui</strong> </a>(Innovatori) ed anche <a title="Gli eterni corsi e ricorsi dell'innovazione all'italiana" href="http://punto-informatico.it/2817496/PI/Commenti/eterni-corsi-ricorsi-dell-innovazione-all-italiana.aspx" target="_blank"><strong>qui</strong> </a> (Punto Informatico)</p>
<br />Filed under: <a href='http://paweb20.wordpress.com/category/politica-e-tecnologia/'>politica e tecnologia</a>, <a href='http://paweb20.wordpress.com/category/pubblica-amministrazione/'>pubblica amministrazione</a> Tagged: <a href='http://paweb20.wordpress.com/tag/brunetta/'>Brunetta</a>, <a href='http://paweb20.wordpress.com/tag/cooperazione-applicativa/'>cooperazione applicativa</a>, <a href='http://paweb20.wordpress.com/tag/integrazione/'>integrazione</a>, <a href='http://paweb20.wordpress.com/tag/nuovo-cad/'>nuovo CAD</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/paweb20.wordpress.com/554/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/paweb20.wordpress.com/554/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/paweb20.wordpress.com/554/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/paweb20.wordpress.com/554/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/paweb20.wordpress.com/554/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/paweb20.wordpress.com/554/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/paweb20.wordpress.com/554/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/paweb20.wordpress.com/554/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/paweb20.wordpress.com/554/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/paweb20.wordpress.com/554/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/paweb20.wordpress.com/554/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/paweb20.wordpress.com/554/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/paweb20.wordpress.com/554/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/paweb20.wordpress.com/554/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paweb20.wordpress.com&amp;blog=6125505&amp;post=554&amp;subd=paweb20&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>La sentenza di Milano sul caso &#8220;Vividown&#8221;</title>
		<link>http://paweb20.wordpress.com/2010/02/24/la-sentenza-di-milano-sul-caso-vividown/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 20:49:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Monti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli generali]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[I dirigenti di Google sono stati condannati per violazione della privacy al processo a Milano per il caso “Vividown.  Google, in una nota, scrive: «Ci troviamo di fronte ad un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito Internet. La Legge Europea è stata definita appositamente per mettere gli hosting providers al [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paweb20.wordpress.com&amp;blog=6125505&amp;post=547&amp;subd=paweb20&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paweb20.files.wordpress.com/2010/02/google-giustizia-324.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-549" title="google" src="http://paweb20.files.wordpress.com/2010/02/google-giustizia-324.jpg?w=256&#038;h=193" alt="" width="256" height="193" /></a>I dirigenti di Google sono stati condannati per violazione della privacy al processo a Milano per il caso “Vividown.  Google, in una nota, scrive: «Ci troviamo di fronte ad un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito Internet. La Legge Europea è stata definita appositamente per mettere gli hosting providers al riparo dalla responsabilità, a condizione che rimuovano i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza». ll video venne girato nel maggio 2006, caricato su Google Video l&#8217;8 settembre e rimosso il 7 novembre.</p>
<p>Le immagini che sono state riproposte nei notiziari tv per ricordare l’episodio mi hanno fatto riprovare lo stesso senso di disgusto che avevo provato quando esplose il caso qualche mese fa. Ma il ribrezzo per l&#8217;episodio non deve farci dimenticare che questa sentenza rischia di alimentare l&#8217;idea di un controllo su quanto viene pubblicato sui social network. Rischia di alimentare la confusione tra chi pensa che un social network sia come un giornale in cui l’organizzazione e le norme di riferimento siano basate su un gioco di responsabilità limitato ai pochi creatori di contenuti: i giornalisti e la gerarchia di responsabilità editoriale.</p>
<p>Internet ha ribaltato il concetto. Chiunque può prendere un video e metterlo in onda senza particolari permessi.<br />
Ma ciò non toglie che se qualcuno denuncia un contenuto illecito, è l’utente singolo ad essere responsabile e giustamente perseguibile.<br />
Non credo che in gioco ci sia la libertà di impresa dei grandi Social Net ma quella dei singoli utenti che utilizzano la rete. Sono persone che si allontanano sempre di più da un modello di consumo televisivo per avvicinarsi ad un modello partecipativo in cui non si limitano ad assistere ma “parlano”, fanno comunicazione ma soprattutto creano contenuti. Ho paura che il problema vero (senza fare allarmanti richiami ad un&#8217;idea &#8220;cinese&#8221; della rete …) sia riconducibile all’erosione lenta ma costante che i social network continuano ad causare, soprattutto per un pubblico giovane o comunque di cultura superiore, all’audience televisiva.</p>
<p>“<em>la politica e gli apparati giudiziari cercano i modi per ricondurre dentro l’esistente la novità di internet, che è novità umana e sociale prima che tecnologica e non ce la fa ad “entrare” in quelle norme preesistenti, come il dentifricio spremuto fuori non rientra nel tubetto</em>” (<em>Vittorio Zambardino</em>)</p>
<p>Le persone sono libere di esprimere i propri pensieri attraverso la rete in piena responsabilità? Questo è il nodo di fondo, essere liberi e responsabili e quindi anche perseguibili quando si commettono azioni illecite. Pensare o anche solo ipotizzare che un social network possa farsi carico preventivamente di tutelare la privacy di tutti i contenuti pubblicati è ridicolo e irrealizzabile a meno di non uccidere i social network che, ricordo, non sono solo grandi multinazionali come Google, ma anche milioni di piccole realtà che arricchiscono un mondo di comunicazione e democrazia.</p>
<p>In queste ore, dopo la sentenza di Milano, stanno girando sulla rete le più strane metafore. Ne riporto solo alcune:</p>
<p><em> Non ci stò ad accettare passivamente che venga condannato uno strumento universalmente LIBERO solo perchè la mamma dei cretini è sempre incinta</em></p>
<p><em>Le leggi esistono e sono quelle sulla responsabilità personale.<br />
chi da un qualsiasi computer compia un atto che viola le leggi, è facilmente rintracciabile e punibile.</em></p>
<p><em>La carta di identità non serve ad evitare i crimini, ma a identificare con certezza chi la possiede.<br />
è un diritto del cittadino, non un dovere o un favore alle forze di polizia.<br />
chi vuole delinquere la butta o se la fa falsa.</em></p>
<p><em>La responsabilità penale è personale, l’abbonamento a Internet no. L’IP è tracciabile? Certo. Quello che il provider assegna a Mario Rossi, titolare del contratto XXX. Ma il Sig. Rossi è responsabile se io mi siedo al suo PC o uso la sua connessione web per scrivere minchiate su un blog? </em></p>
<p><em>Non sei mai andato da piccolo a fare scherzi telefonici a casa di amici? il contratto era di sicuro intestato ai genitori dell’amico. è la stessa cosa con internet!</em></p>
<p><em>L’ip è sempre tracciabile con facilità, a meno di usare tecniche anonimizzanti, ma il 95% degli utenti ne è all’oscuro.<br />
e porta sempre a una persona fisica.</em></p>
<p><em>E’ come se tu litighi con la tua fidanzata e appendi le sue foto intime su tutti i pali della luce della città.<br />
Chi è il resposabile? La società elettrica?</em></p>
<p><em>Se faccio una telefonata minatoria, la Telecom viene forse condannata? Ovviamente, a nessuno passa neppure dall’anticamera del cervello. E badate bene, potrei farla da una cabina telefonica, dove non potrei essere rintracciato (con buona pace del discorso sugli IP che non sono certi…).</em></p>
<p><em>Se mando una lettera di minacce (e non scrivo il mittente) forse i le Poste verrebbero considerati complici?</em></p>
<p><em> </em></p>
<br />Filed under: <a href='http://paweb20.wordpress.com/category/articoli-generali/'>Articoli generali</a>, <a href='http://paweb20.wordpress.com/category/social-network/'>social network</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/paweb20.wordpress.com/547/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/paweb20.wordpress.com/547/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/paweb20.wordpress.com/547/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/paweb20.wordpress.com/547/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/paweb20.wordpress.com/547/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/paweb20.wordpress.com/547/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/paweb20.wordpress.com/547/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/paweb20.wordpress.com/547/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/paweb20.wordpress.com/547/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/paweb20.wordpress.com/547/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/paweb20.wordpress.com/547/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/paweb20.wordpress.com/547/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/paweb20.wordpress.com/547/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/paweb20.wordpress.com/547/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paweb20.wordpress.com&amp;blog=6125505&amp;post=547&amp;subd=paweb20&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Facebook: Il sito non è conforme alle politiche aziendali !</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 12:41:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Monti</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[organizzazione aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[giorgio gaber]]></category>

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		<description><![CDATA[di Vincenzo Marchese I sociologi G.G. e S.L. nel 1994 commentavano: “Il secolo che sta morendo è un secolo piuttosto avaro nel senso della produzione di pensiero.”. Come facciamo però a misurare la bontà di pensiero, o meglio, come facciamo a dare una metrica coerente della qualità di ciò che il cervello umano produce? Una [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paweb20.wordpress.com&amp;blog=6125505&amp;post=543&amp;subd=paweb20&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;"><em>di <a title="chi è Vincenzo Marchese" href="http://it.linkedin.com/in/vmarchese" target="_blank">Vincenzo Marchese</a></em></p>
<p><strong><a href="http://paweb20.files.wordpress.com/2010/01/images.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-544" title="Giorgio Gaber" src="http://paweb20.files.wordpress.com/2010/01/images.jpg?w=104&#038;h=120" alt="Giorgio Gaber" width="104" height="120" /></a>I sociologi G.G. e S.L.</strong> nel 1994 commentavano: “<em>Il secolo che sta morendo è un secolo piuttosto avaro nel senso della produzione di pensiero</em>.”. Come facciamo però a misurare la bontà di pensiero, o meglio, come facciamo a dare una metrica coerente della qualità di ciò che il cervello umano produce? Una misura di ciò potrebbe essere il numero di articoli scientifici prodotti nel mondo; se prendiamo questi dati osserviamo che dagli anni &#8217;80 al 2000 c&#8217;è stato un incremento del 70% nel numero di articoli scientifici pubblicati nel mondo. La nostra povera Italia ha avuto un incremento di circa il 240% nello stesso periodo. A quanto pare il pensiero non è poi così scarso, soprattutto in Italia. Ma è veramente così? La metrica considerata è purtroppo solo quantitativa e non qualitativa. <strong>Una metrica qualitativa</strong> che fornisca una dimensione della qualità di ciò che il pensiero umano produce potrebbe essere la misura del benessere nazionale e già qui vedo una fila di economisti, con pacchi di articoli scientifici (sicuramente inclusi nel conto prima citato), pronti a citare indici di ogni tipo, a partire dal classico PIL, per il quale l&#8217;Italia ha avuto un calo dell&#8217;85%, fino ad arrivare al tasso di disoccupazione, e qui mi si permetta di citare l&#8217;Economist che qualche tempo fa ricordava argutamente il vecchio detto secondo il quale <em>se il tuo vicino perde il lavoro è in atto un rallentamento congiunturale, se sei tu a perderlo è cominciata una recessione, mentre se lo perde un economista siamo sprofondati in una depressione</em>.  &gt;&gt;&gt; <span id="more-543"></span></p>
<p>Un dato di fatto in tutto questo c&#8217;è ed è effettivamente sotto gli occhi di tutti: <strong>la facilità di comunicare</strong> ciò che pensiamo è aumentata in modo esponenziale. Oltre tre miliardi di cellulari nel mondo, oltre 330 milioni di PC stimati per il 2010, per non parlare di apparecchi televisivi e radiofonici che, sebbene strumenti mono-direzionali, danno l&#8217;impressione di coinvolgere anche il pubblico remoto tramite talk-show, reality-show e talent-show. La comunicazione non ha ormai quasi più vincoli né spaziali, né temporali e neanche numerici. Posso contattare, tramite una form su web, lo staff del presidente Obama con la stessa facilità con cui posso scrivere al Susan Hockfield, presidente del MIT con la stessa immediatezza con cui posso far sapere a tutti i miei numerosi “amici” di Facebook cosa ho mangiato a pranzo, magari corredato di interessanti foto scattate con il cellulare.</p>
<p>Tutto ciò è, ovviamente, magnifico&#8230;<strong>a patto che io abbia qualcosa di sensato da dire</strong>; i sociologi sopra citati facevano anche notare che: ”<em>dovunque c&#8217;è, un grande sfoggio di opinioni, piene di svariate affermazioni che ci fanno bene e siam contenti&#8230;ma parlan più che altro i deficienti</em>.”.<br />
Per fare alcuni esempi, secondo Symantec nel mese di Ottobre 2009, l&#8217;87% dei messaggi di posta elettronica era costituito da <strong>spamming</strong>, oppure fra le prime 10 “Fastest rising queries” in Google News si trovano “Jon &amp; Kate”, protagonisti di un reality americano, e “Adam Lambert”, un concorrente di American Idol. Meglio non va in Italia dove, secondo il popolo di utenti di Google, fra i 10 termini di crescente popolarità si ha “<strong>grande fratello 9</strong>” e “<strong>superenalotto</strong>”. L&#8217;aberrazione dell&#8217;overdose di informazione: non ci basta avere notizie di interesse globale o, mi si perdoni il termine, culturale; dobbiamo intrometterci nella vita altrui e cercare la notizia dove non c&#8217;è. Il punto focale del navigare in questo mare di parole è: come faccio a discernere l&#8217;informazione di qualità e, soprattutto, come faccio a fidarmi della sorgente dell&#8217;informazione ?</p>
<p>Il modello alla <strong>Wikipedia</strong> ha, pur mostrando alcuni limiti di carattere commerciale, più o meno garantito un&#8217;informazione di qualità, abbastanza completa su una grande percentuale dello scibile umano. Alzi virtualmente la mano chi non ha mai usufruito di Wikipedia per rispondere ad un capitolato tecnico o più semplicemente per una ricerca personale. <strong>Ma come facciamo a fidarci di Wikipedia</strong>? Il concetto alla base è che non ci stiamo fidando dello strumento in sé, ma abbiamo chiaro il concetto che “<em>su tutte le persone che leggono l&#8217;articolo ci sarà pur qualcuno che sa se ci sono scritte cose inesatte</em>”. Se a questo concetto aggiungiamo la possibilità che quel qualcuno abbia l&#8217;interesse a partecipare (e permettetemi di citare di nuovi i soliti sociologi G.G. e S.L. secondo i quali <em><a title="Ascolta la canzone &quot;La libertà&quot; di G. Gaber" href="http://www.canzoni-mp3.net/testo_la_liberta.htm" target="_blank">la nostra libertà non è altro che <strong>partecipazione</strong></a></em>) dall&#8217;equazione vien fuori la base del Web 2.0.</p>
<p>Nel settore dell&#8217;ICT in cui lavoro è comune guardare a particolari colleghi come a “<strong>guru</strong>” di qualche argomento solo perché hanno avuto la pazienza di leggere un manuale e magari di utilizzare in pratica determinate tecnologie. Di solito questi “guru” hanno il salvacoda davanti alla scrivania per smaltire la coda di richieste da parte dei colleghi “meno esperti” (oppure un cartello con la scritta RTFM che non esplicito per evitare volgarità). Sempre nel numero di articoli di cui sopra si può trovare una serie di studi effettuati da <a href="http://www.informatik.umu.se/~mjson/hcipd/polson.html" target="_blank"><strong>Polson &amp; Lewis</strong> </a>secondo i quali gli utenti preferiscono imparare attraverso la pratica piuttosto che studiare manuali e procedure seguendo il modello dell&#8217;”apprendimento esplorativo”. In questo caso la pratica non è solo “fare” qualcosa ma anche “chiedere a chi ha fatto” che ovviamente “sa come fare”. Un rapporto di <strong>collaborazione</strong> con una persona più esperta di noi in un determinato settore nasce se basato sulla fiducia che, d&#8217;altra parte, si costruisce se alla base c&#8217;è una solida <strong>relazione sociale</strong>. Se ora traduciamo in inglese le ultime due parole otteniamo (con un minimo di flessibilità) “<strong>Social Network</strong>”.</p>
<p>E qui cominciano i guai&#8230; Chiunque abbia lavorato in una azienda con una rete strutturata di notevoli dimensioni oppure in una pubblica amministrazione sa bene che, ad esempio, <strong>www.facebook.com è un “Sito non conforme alle politiche aziendali”</strong>. Lo stesso dicasi di molti blog. Ma se analizziamo un attimo i numeri osserviamo che, cercando <a href="http://www.inail.it" target="_blank"><strong>INAIL</strong> </a>su vari strumenti di social software, abbiamo <strong>84</strong> gruppi su Facebook con più di <strong>200</strong> iscritti, circa <strong>346</strong> utenti su <a href="http://www.linkedin.com/" target="_blank"><strong>Linkedin</strong> </a>che hanno avuto a che fare con <strong>INAIL</strong>, più di <strong>46.000</strong> risultati sui blog e più di <strong>36.000</strong> risultati sui forum. Per quanto riguarda <strong><a href="http://www.inps.it" target="_blank">INPS</a></strong>, abbiamo <strong>261</strong> gruppi su Facebook, <strong>570</strong> risultati su Linkedin, più di <strong>117.000</strong> risultati nei blog e più di <strong>180.000</strong> risultati nei forum.</p>
<p>Senza entrare nel merito dei concetti espressi dagli individui, è comunque una discreta mole di conoscenza a disposizione sul web, <strong>però provate a nominare uno qualsiasi di questi strumenti ad un dirigente sia del settore pubblico che del settore privato</strong>. Ora immaginate di dover cambiare lavoro e di dovervi immergere in una serie di procedure a voi non note e di dover essere “operativi” nel più breve tempo possibile. Uno scenario per nulla strano e raro ma quasi di ordinaria amministrazione nel settore privato, un po&#8217; meno in quello pubblico. Oppure immaginate di essere venduto come “consulente” esperto di una determinata tecnologia, che magari conoscete anche, da usare però in un dominio applicativo a voi ignoto. Secondo il paradigma Web 2.0 potreste aver a disposizione uno strumento come <strong>Linkedin</strong> per cercare le persone interne alla vostra struttura che sono esperte dell&#8217;area in cui dovete lavorare, oppure potreste cercare su uno strumento tipo <a href="http://twitter.com/" target="_blank"><strong>Twitter</strong> </a>quali esperti stanno attualmente lavorando in quel settore, magari in una sede diversa dalla vostra. O ancora, potreste vedere un <a href="http://www.wikivideo.it/" target="_blank"><strong>Video tutorial</strong> </a>o aprire una sessione di <strong>chat</strong> con un “guru” che in quel momento ha dedicato parte del suo tempo al supporto tecnico. Sono solo alcuni degli esempi del modello di interazione che chiunque abbia avuto a che fare con gli strumenti Web 2.0, non solo per scopi ludici, vede come strade percorribili per l&#8217;acquisizione di informazioni. Del resto è noto che, affinché il meccanismo di “<strong>Intelligenza Collettiva</strong>” di tipo cooperativo (attenzione: non “stupidità collettiva”) si inneschi, sono necessari quattro principi di base: apertura, peering, condivisione e azione di portata globale.</p>
<p>Torniamo però un attimo al concetto del “<strong>mare di parole</strong>”. Il rischio di strumenti partecipativi ai quali partecipa un elevato numero di persone è che, ad un certo punto, il <strong>rumore</strong> generato non consenta più di distinguere l&#8217;informazione “di qualità”. Ma il modello partecipativo deve essere tale non solo per la fruizione e l&#8217;inserimento dell&#8217;informazione ma anche per la valutazione della bontà di ciò di cui si usufruisce. Il concetto della “peer review” in cui è la comunità a giudicare ciò che essa stessa ha inserito nel sistema è, in questo caso, alla base di un processo in grado di <strong>far automaticamente galleggiare nel mare sopra citato le informazioni utili e corrette</strong> e di permettere la riduzione dei tempi necessari alla risoluzione dei problemi e al raggiungimento della piena operatività. Le stelle che vediamo su youtube o i “diggs” di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Digg" target="_blank"><strong>digg.com</strong> </a>possono diventare uno strumento operativo aziendale che permetta di eleggere le persone, all&#8217;interno della comunità ristretta, in grado di fornire informazioni di qualità e con lo spirito partecipativo giusto e di immagazzinare la conoscenza utile alla comunità stessa, presente e futura. Per usare qualche termine caro agli informatici: gli strumenti Web 2.0 come piattaforma a supporto del Knowledge Management.</p>
<p>PS I sociologi G.G. e S.L. sono ovviamente <strong>Giorgio Gaber</strong> e <strong>Sandro Luporini</strong>. Le frasi citate sono prese da “E pensare che c&#8217;era il pensiero” del 1994. La situazione non è poi cambiata di molto.</p>
<br />Pubblicato in: blog, organizzazione aziendale, social network Tagged: facebook, giorgio gaber <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/paweb20.wordpress.com/543/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/paweb20.wordpress.com/543/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/paweb20.wordpress.com/543/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/paweb20.wordpress.com/543/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/paweb20.wordpress.com/543/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/paweb20.wordpress.com/543/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/paweb20.wordpress.com/543/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/paweb20.wordpress.com/543/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/paweb20.wordpress.com/543/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/paweb20.wordpress.com/543/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/paweb20.wordpress.com/543/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/paweb20.wordpress.com/543/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/paweb20.wordpress.com/543/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/paweb20.wordpress.com/543/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paweb20.wordpress.com&amp;blog=6125505&amp;post=543&amp;subd=paweb20&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Vivek Kundra</title>
		<link>http://paweb20.wordpress.com/2009/11/30/vivek-kundra/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 19:37:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Monti</dc:creator>
				<category><![CDATA[pubblica amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[data catalog]]></category>
		<category><![CDATA[obama]]></category>

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		<description><![CDATA[di Antonio Tommaso Un fenomeno recente che negli USA sta attirando l’attenzione di colossi come Microsoft è quello dei Data Catalog pubblici, il primo dei quali sorse per iniziativa di Vivek Kundra, che oggi ha 35 anni ed è stato nominato da qualche mese Federal Chief Information Officer – ossia responsabile dell’ICT del governo federale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paweb20.wordpress.com&amp;blog=6125505&amp;post=537&amp;subd=paweb20&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;"><em>di Antonio Tommaso</em></p>
<p><a href="http://paweb20.files.wordpress.com/2009/11/vivekkundra_480x360.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-538" title="VivekKundra_480x360" src="http://paweb20.files.wordpress.com/2009/11/vivekkundra_480x360.jpg?w=150&#038;h=112" alt="Vivek Kundra" width="150" height="112" /></a>Un fenomeno recente che negli USA sta attirando l’attenzione di colossi come Microsoft è quello dei Data Catalog pubblici, il primo dei quali sorse per iniziativa di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=amTdg8eGoyk" target="_blank">Vivek Kundra</a>, che oggi ha 35 anni ed è stato nominato da qualche mese Federal Chief Information Officer – ossia responsabile dell’ICT del governo federale – dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama.</p>
<p>In passato, quando  era  Chief Technology Officer – CTO – a Washington D.C. , mise in piedi il D.C. Data Catalog.</p>
<p>Il D.C. <a href="http://data.octo.dc.gov/" target="_blank"><strong>Data Catalog</strong></a> è uno strumento che mette a disposizione dei cittadini, via Internet, più di 300 set di informazioni – dalle richieste per il call center cittadino ai permessi di costruzione concessi, dai crimini commessi agli interventi di manutenzione stradale in corso, dall’elenco delle scuole per bambini autistici all’elenco delle piste ciclabili – prodotte delle Agency del District of Columbia, dalla Polizia, dal Call center cittadino, ….</p>
<p>Le informazioni sono disponibili in differenti formati (xml, kml, txt/csv, Atom) e possono essere utilizzate da chiunque nel rispetto delle condizioni di utilizzo previste per ogni set informativo pubblicato sulla Rete.</p>
<p>Kundra successivamente promosse <a href="http://www.appsfordemocracy.org/" target="_blank"><strong>Apps for Democracy</strong></a>, un concorso o meglio una serie di concorsi che vogliono premiare le applicazioni più creative sviluppate da volontari e basate sulle informazioni contenute nel D.C. Data Catalog.</p>
<p>La prima edizione del concorso portò allo sviluppo, in 30 giorni, di 47 nuove applicazioni web, iPhone e Facebook subito disponibili e utilizzabili da chiunque lo volesse. Il sindaco di Washington parlò di un costo di 50.000$ sopportato dalla sua amministrazione per l’organizzazione del concorso nel 2008 a fronte di un valore creato a vantaggio della città stimabile in 2.300.000 $. <span id="more-537"></span></p>
<p>Oltre a ciò attorno al sito di AppsForDemocracy si sta creando una comunità che aiuta l’amministrazione a perfezionare il Data Catalog, ad arricchirlo con informazioni sempre più utili.</p>
<p>L’edizione di quest’anno di Apps for Democracy è stata strutturata in due parti: nella prima parte veniva richiesto ai cittadini di fornire idee su come la tecnologia potesse migliorare il governo della città; nella seconda parte i cittadini venivano sfidati a realizzare applicazioni che rendessero più semplice la richiesta on line di servizi quali l’ispezione di edifici non abitati, la rimozione di alberi, la riparazione di strade, … . Le applicazioni dovevano essere prodotte con software open source e agli sviluppatori venivano fornite le API – Application Programming Interface – per accedere da programma al call center cittadino.</p>
<p>La giuria che valuta i lavori è formata da amministratori pubblici, ICT community e media e si punta a premiare l’utilità delle applicazioni prodotte e anche l’originalità.</p>
<p>L’applicazione che è risultata vincitrice si chiama <a href="http://www.victorshilo.com/dc311/2/" target="_blank"><strong>SocialDC311</strong></a>. SocialDC311 è scaricabile da Apple iTune, gira su iPhone ed è integrata con Facebook. In <a href="http://www.victorshilo.com/dc311/2/"><strong>http://www.victorshilo.com/dc311/2/</strong></a>  si può vedere una bellissima demo dell’applicazione. Il 311 è il numero telefonico del call center cittadino di Washington.</p>
<p>Facciamo un esempio di utilizzo di SocialDC311. Un cittadino passeggia per strada e nota una bicicletta abbandonata. Se ha un iPhone può usare SocialDC311 per inviare una segnalazione al call center descrivendo l’intervento richiesto ossia che cosa fare (rimuovere la bicicletta) e dove farlo (indicando l’indirizzo o anche sfruttando il GPS presente nell’ iPhone). Oltre a questo, se è un utente di Facebook può inserire tale segnalazione anche nel suo profilo personale. Se il cittadino è un utente di Facebook ma non ha un iPhone può richiedere l’intervento direttamente da Facebook. Le richieste sono mappate geograficamente ed è sempre possibile verificare se siano state soddisfatte o meno. Inoltre su Facebook è realizzata una “Hall of Fame” con l’indicazione delle persone che hanno effettuato il maggior numero di segnalazioni al call center.</p>
<p>L’interfaccia iPhone e Facebook di SocialDC311 organizza le richieste di intervento per categorie e ad ogni categoria è possibile associare una serie di dettagli utili per chi deve soddisfare la richiesta di intervento. Ad esempio se si richiede la rimozione di una bicicletta abbandonata si possono aggiungere dettagli quali il colore della bicicletta, la presenza o meno delle ruote, della catena … oltre naturalmente al luogo in cui la bicicletta si trova.</p>
<p>Esiste anche una mappatura geografica delle richieste di intervento, di quelle proprie e di quelle altrui. Da qui il cittadino può sapere se già altri hanno effettuato la stessa segnalazione e può anche essere informato circa lo stato dell’intervento.</p>
<p>Il successo di Apps For Democracy è tale che anche le città di New York e di San Francisco si stanno attrezzando per realizzare qualcosa del genere. Microsoft, da parte sua, ha avviato quest’anno una <a href="http://www.microsoft.com/industry/government/opengovdata/" target="_blank"><strong>iniziativa</strong></a> per promuovere l’uso di questi cataloghi pubblici. Ha creato un repository che ha chiamato OGDI – Open Government Data Initiative – invitando le amministrazioni a pubblicare i loro cataloghi di accesso alle loro informazioni pubbliche.</p>
<p>OGDI sfrutta la tecnologia Windows Azure, il nuovo sistema operativo Microsoft  -  che guarda oltre Windows 7 – pensato per gestire risorse distribuite nella rete logicamente strutturate in cloud, “nuvole”.</p>
<hr size="1" />
<br />Pubblicato in: pubblica amministrazione, social network Tagged: data catalog, obama, social network <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/paweb20.wordpress.com/537/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/paweb20.wordpress.com/537/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/paweb20.wordpress.com/537/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/paweb20.wordpress.com/537/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/paweb20.wordpress.com/537/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/paweb20.wordpress.com/537/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/paweb20.wordpress.com/537/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/paweb20.wordpress.com/537/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/paweb20.wordpress.com/537/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/paweb20.wordpress.com/537/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/paweb20.wordpress.com/537/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/paweb20.wordpress.com/537/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/paweb20.wordpress.com/537/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/paweb20.wordpress.com/537/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paweb20.wordpress.com&amp;blog=6125505&amp;post=537&amp;subd=paweb20&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La banda larga non è un vezzo tecnologico</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 08:25:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Monti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli generali]]></category>
		<category><![CDATA[politica e tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sembrava strano ma vero, il ministro Renato Brunetta solo pochi giorni fa aveva promesso banda larga per tutti, da 2 a 20Mb entro il 2010 ma ora le dichiarazioni del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta sullo stesso argomento, hanno spento le aspettative. Gli 800 milioni (poco più della metà di quelli stanziati!) che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paweb20.wordpress.com&amp;blog=6125505&amp;post=528&amp;subd=paweb20&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sembrava strano ma vero, il ministro Renato Brunetta solo pochi giorni fa aveva <a href="http://business.webnews.it/news/leggi/11784/renato-brunetta-obiettivo-20mbps/" target="_blank">promesso </a>banda larga per tutti, da 2 a 20Mb entro il 2010 ma ora le dichiarazioni del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta sullo stesso argomento, hanno spento le aspettative.</p>
<p>Gli 800 milioni (poco più della metà di quelli stanziati!) che da luglio attendevano il via libera dal Cipe sono stati &#8220;congelati&#8221; dal governo: «<em>la crisi</em> – ha spiegato Letta &#8211; <em>ha cambiato l&#8217;ordine delle priorità dell’esecutivo</em>». «<em>L&#8217;occupazione</em> – ha precisato Letta -<em> è la nostra principale preoccupazione. Una volta usciti dalla crisi si potrà riprendere l&#8217;ordine della priorità, e la prima sarà la banda larga</em>».</p>
<p>Come si può non capire che la crisi si supera proprio con l’innovazione? Che la banda larga non è un semplice<em> internet più veloce</em>, non è un <em>vezzo tecnologico</em> ma è un volano strategico per la crescita del paese? Non solo per il digital divide ma per creare opportunità e sviluppo economico e quindi occupazione di qualità.</p>
<p>Da una ricerca dell’osservatorio Between (<a href="http://www.osservatoriobandalarga.it/">http://www.osservatoriobandalarga.it/</a> ) risulta che il 50% degli italiani non ha mai messo mano ad un computer, l’80% è senza banda larga e l’infrastruttura portante non regge più il crescente carico di dati. La velocità reale delle attuali connessioni cosiddette <em>veloci</em> è meno della metà di quella promessa dagli operatori e la Fondazione Ugo Bordoni (<a href="http://www.fub.it/">http://www.fub.it/</a>)  svilupperà un software per consentire a ciascun utente di testare la propria connessione e i dati saranno &#8220;pubblici&#8221; .</p>
<p><em>Che la banda larga porti sviluppo l&#8217;hanno capito tutti. La UE ha stimato quest&#8217;anno che la banda alrga porterà un milione di posti di lavoro fino al 2015 ed una crescita dell&#8217;economia europea di 850 miliardi di euro. Le aziende diventano più competitive perchè riescono a lavorare più rapidamente, i costi di viaggi e trasporti diminuiscono, scendono le spese della PA e aumenta il risparmio energetico</em> (fonte L&#8217;Espresso).</p>
<p>La differenza di atteggiamento con gli altri Paesi europei, dove ci sono da anni piani nazionali per portare <span style="text-decoration:underline;"><strong>banda larghissima a 50-100 Megabit</strong></span> , è abissale: al 75% delle case entro il 2014 in Germania; a 4 milioni di case nel 2012 in Francia (che investirà 10 miliardi di euro cioè circa 10 volte tanto quello che prevedeva il nostro <em>minipiano</em>). Per la stessa ragione, <em>la crisi</em>, per cui l&#8217;Europa spinge i governi ad investire nella banda larga, in Italia si fa l&#8217;opposto, si congelano i soldi (neanche si dirottano!) per quando potremo permettercelo.</p>
<p>Purtroppo lo scenario nazionale è sconfortante: guerra alla tv satellitare, nessun investimento nelle infrastrutture di rete, anatemi contro i social network. La miopia di non cogliere il valore della rete in termini di sviluppo è stato sempre un fattore comune ai diversi governi che si sono succeduti. Ma ora la sensazione è proprio quella che siamo condannati a concepire <span style="text-decoration:underline;"><strong>l’innovazione</strong></span> e la <strong><span style="text-decoration:underline;">crescita</span></strong> di questo paese solo come <em>un fatto televisivo</em> ed apapre quindi <em>normale</em> che tutti gli sforzi vadano nello switch-off del digitale terrestre.</p>
<br />Pubblicato in: Articoli generali, politica e tecnologia  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/paweb20.wordpress.com/528/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/paweb20.wordpress.com/528/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/paweb20.wordpress.com/528/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/paweb20.wordpress.com/528/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/paweb20.wordpress.com/528/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/paweb20.wordpress.com/528/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/paweb20.wordpress.com/528/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/paweb20.wordpress.com/528/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/paweb20.wordpress.com/528/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/paweb20.wordpress.com/528/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/paweb20.wordpress.com/528/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/paweb20.wordpress.com/528/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/paweb20.wordpress.com/528/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/paweb20.wordpress.com/528/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paweb20.wordpress.com&amp;blog=6125505&amp;post=528&amp;subd=paweb20&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Decentramento: abituare a decidere</title>
		<link>http://paweb20.wordpress.com/2009/09/09/decentramento-abituare-a-decidere/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 10:10:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Monti</dc:creator>
				<category><![CDATA[organizzazione aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[organizzazione interna]]></category>
		<category><![CDATA[decentramento]]></category>

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		<description><![CDATA[di Antonio Tommaso Alla fine degli anni ’90 entrò prepotentemente alla ribalta del dibattito politico nazionale il tema della relazione tra poteri centrali e periferici. La periferia, sostenuta dalla pubblica opinione, iniziò a reclamare maggiore autonomia di governo e maggiore controllo nell’impiego delle risorse finanziarie generate dall’economia locale. Questo processo nel tempo si è sviluppato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paweb20.wordpress.com&amp;blog=6125505&amp;post=523&amp;subd=paweb20&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;">di <em><strong>Antonio Tommaso</strong></em></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-525" title="decentramento" src="http://paweb20.files.wordpress.com/2009/09/decentramento.jpg?w=263&#038;h=225" alt="decentramento" width="263" height="225" />Alla fine degli anni ’90 entrò prepotentemente alla ribalta del dibattito politico nazionale il tema della relazione tra poteri centrali e periferici. La periferia, sostenuta dalla pubblica opinione, iniziò a reclamare maggiore autonomia di governo e maggiore controllo nell’impiego delle risorse finanziarie generate dall’economia locale. Questo processo nel tempo si è sviluppato e ha consentito di ridisegnare i rapporti di forza tra poteri, che sono oggi differenti rispetto a dieci anni prima.</p>
<p>Di riflesso anche alcune amministrazioni iniziarono a ripensare se stesse studiando ipotesi di decentramento. Non è ben chiaro &#8211; almeno a me &#8211; se questi tentativi fossero sostenuti da un reale convincimento riguardo ai benefici ottenibili con la nuova organizzazione delle responsabilità. Non sempre infatti avviare un progetto significa desiderare che il progetto avviato giunga a compimento: è possibile che si avvii <em>con il desiderio che fallisca</em>, per <em>rafforzare lo status quo</em>.</p>
<p>Sia detto qui per inciso: “rafforzare lo status quo” non è detto che sia sempre un male e quindi le affermazioni precedenti non costituiscono una critica o un elogio di determinate modalità di governo di una amministrazione. E’ forse uno dei mali dei nostri tempi quello di usare le parole non per descrivere, per definire, ma piuttosto per elogiare o per criticare. Il risultato che si ottiene è quello di orientare la volontà alla ricerca del consenso invece di orientare l’intelligenza alla ricerca della verità delle cose. La stessa sigla “2.0” non sfugge a questa logica: dire che una cosa è “2.0” significa ormai farle un complimento. &gt;&gt;&gt;&gt;&gt; <span id="more-523"></span></p>
<p>In molti casi inoltre le ipotesi di decentramento dei poteri e delle responsabilità nascevano su iniziativa del centro e non della periferia la quale da parte sua non ne sentiva il bisogno. Per questo talvolta tali iniziative venivano viste con sospetto da alcuni: non è usuale infatti, anche se non si può escludere a priori, che qualcuno decida di pianificare la propria perdita di potere a vantaggio di altri. E’ più semplice decidersi a distribuire soltanto le responsabilità.</p>
<p>Travasare poteri e responsabilità, d’altro canto, non è una cosa facile.  E’ necessario, perché tutto si svolga per il meglio, non soltanto che chi vuol trasferire poteri abbia realmente voglia di farlo ma anche che il destinatario di tale trasferimento poteri abbia realmente la capacità e il <em>desiderio</em> di assumersene la responsabilità.</p>
<p>Rispetto al passato le cose, oggi, sono cambiate? Direi che oggi le amministrazioni periferiche (gli enti locali e le pa centrali distribuite nel territorio) subiscono una differente “pressione” rispetto al passato da parte dei cittadini che debbono “servire”.  La relazione tra cittadini e amministrazione è cambiata e, senza dubbio, la rete Internet ha avuto un ruolo non secondario in questo cambiamento.</p>
<p>Questo cambiamento produrrà nel tempo conseguenze, la prima delle quali sarà quella di far sì che il management delle pa abbia un interesse sempre maggiore ad avere unità organizzative periferiche capaci di assumere sempre maggiori poteri e responsabilità, capaci di ascoltare, di decidere in autonomia e di valorizzare le differenze.</p>
<p>L’esperienza insegna che non è facile modificare le abitudini. E’ possibile prendere decisioni, emettere circolari, decentrare o accentrare capitoli di spesa … è più difficile avere persone capaci di affrontare il rischio connaturato in ogni decisione non routinaria senza pretendere uscite di sicurezza, reti di salvataggio, circolari che autorizzano. La relazione che esiste tra la persona e la legge (la circolare, la nota esplicativa, …) non è una relazione tra pari nel senso che la legge non definisce tutto ciò che una persona può fare, al più definisce molto di quello che una persona non può fare. Pretendere di regolamentare ogni libera decisione rende schiavi della legge e, tra le altre cose, abitua al formalismo, che rimanda primariamente alla legge il giudizio sulla bontà di ogni atto e non alla propria coscienza.</p>
<p>Cosa si può fare per favorire questo cambiamento di abitudini? cosa devono fare le amministrazioni centrali per accompagnare le proprie unità organizzative periferiche verso una maggiore autonomia decisionale? Come deve essere ripensato il ruolo del centro rispetto alla periferia?</p>
<p>Senza pretendere di fare elenchi esaustivi però mi sembra importante sostenere politiche e atteggiamenti che:</p>
<ul>
<li>favoriscano la relazione tra cittadini e amministrazioni periferiche in modo tale che la “pressione” di cui si è scritto in precedenza aumenti sempre di più;</li>
<li> favoriscano e sostengano le iniziative che si sviluppano localmente;</li>
<li> siano improntati sul rispetto: rispettare significa essere convinti dell’utilità che l’altro esista e dell’importanza di ciò che egli possa dire o fare.</li>
</ul>
<p>Forse in futuro avremo modo di affrontare con maggiore profondità questi aspetti.</p>
<p>Buon rientro dalle vacanze</p>
<br />Pubblicato in: organizzazione aziendale, organizzazione interna Tagged: decentramento <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/paweb20.wordpress.com/523/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/paweb20.wordpress.com/523/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/paweb20.wordpress.com/523/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/paweb20.wordpress.com/523/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/paweb20.wordpress.com/523/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/paweb20.wordpress.com/523/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/paweb20.wordpress.com/523/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/paweb20.wordpress.com/523/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/paweb20.wordpress.com/523/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/paweb20.wordpress.com/523/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/paweb20.wordpress.com/523/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/paweb20.wordpress.com/523/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/paweb20.wordpress.com/523/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/paweb20.wordpress.com/523/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paweb20.wordpress.com&amp;blog=6125505&amp;post=523&amp;subd=paweb20&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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