Il Web 2.0 e l'innovazione nella PA

"La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato in altri progetti” (J.L.)

Migliorare la partecipazione e condividere le decisioni

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Negli ultimi anni la Pubblica Amministrazione ha investito molto nella capacità di  fornire ai cittadini ed alle aziende servizi on line sempre più evoluti.
Tuttavia ancora poche Amministrazioni hanno iniziato a riorganizzare al loro interno i processi e gli atteggiamenti culturali cogliendo l’occasione per rimodellare non solo il rapporto con il cittadino ma addirittura la stessa concezione di lavoro nel pubblico impiego. Nella corsa al “servizio on line” che ha caratterizzato questi anni di moltiplicazione di “portali”, si è continuato a considerare il Web solo come un mezzo per percorrere più velocemente un processo di comunicazione ed interazione che nella sua articolazione ha però avuto ben poche evoluzioni. In sostanza l’obiettivo resta ancorato al concetto di efficienza: fare meglio quello che è sempre stato, senza mutare i ruoli degli attori.
L’opportunità per ripensare lo scenario è data dal Web 2.0 che non va considerato come un fenomeno esclusivamente tecnico, come l’ennesima innovazione tecnologica di un esasperato feticismo tecnologico sul “mezzo”. Dall’idea del Web 2.0 e quindi oltre gli aspetti tecnologici, si diffonde la convinzione (o l’illusione) che possa migliorare il rapporto tra cittadino e Pubblica Amministrazione. Il Web 2.0 significa partecipare, condividere, collaborare, autogestire i propri dati ed i propri processi amministrativi. Questo può trasformare l’Amministrazione Pubblica in una rete sociale alla cui base ci potrà essere partecipazione attiva e dinamismo interattivo ossia gli ingredienti fondamentali per quella che viene definita “democrazia partecipativa” o e-democracy.
Tuttavia ogni volta che si parla di “modelli” o di “approcci” e non semplicemente di tecnologia già consolidata, è facile deviare verso false aspettative che non possono derivare semplicemente dall’innovazione tecnologica anche perchè, proprio nel caso in questione, si tratta in massima parte di tecnologia “riusata”.
Per queste ragioni, secondo molte autorevoli opinioni, il Web 2.0 con i suoi “social network”, sarebbe l’ennesima moda necessaria solo a convincere un mercato sempre affamato di novità e di business. L’idea stessa di partecipazione, alla base del “Web 2.0”, nasconderebbe in realtà la volontà delle imprese di creare business utilizzando contenuti a costo zero. In sostanza la diffidenza nasce dalla preoccupazione che il “Web 2.0” sia solo una strategia di marketing piuttosto che quella grandiosa innovazione tecnologica e di comunicazione in grado di innescare più o meno spontaneamente chissà quale presa di coscienza e chissà quali rivoluzioni sociali o culturali.
A questo punto si potrebbe pensare che l’etichetta “Web 2.0” significhi poco o che sia soltanto quel recipiente concettuale buono ad accogliere tutte le aspettative positive verso un’innovazione tecnologica in realtà molto cinica. Ma sicuramente la filosofia che gira intorno,  partecipazione, collettivismo, comunità virtuali, rappresenta indiscutibilmente un obiettivo che deve essere perseguito proprio nel contesto più pubblico che ci sia, ovvero il rapporto con il “potere”, con la “burocrazia” consentendo così di dare anche a questi termini una connotazione meno pesante, più luminosa e trasparente di quanto non ce ne sia nell’idea collettiva degli utenti.
L’aspetto collaborativo del web 2.0, si sposa perfettamente con il tentativo in corso nella pubblica amministrazione di attivare una spinta collaborativa verso il cittadino o l’azienda, ma è evidente che non si può parlare di un nuovo modello di servizio senza una corrispondente rimodellazione dei rapporti e delle organizzazioni interne alle Amministrazioni. E’ evidente che l’innovazione nell’organizzazione interna è fondamentale pur nella sua complessità, non solo per gli aspetti culturali ma anche per la  generale necessità di ridefinire i ruoli, i rapporti, le gerarchie, i contratti di lavoro e le stesse regole di rappresentanza sindacale.
Amministrare 2.0 significa quindi anche e soprattutto, operare una radicale evoluzione all’interno della Pubblica Amministrazione, unica strada per tenere il passo con un’evoluzione globale e quindi cogliere la grande possibilità di riformare la propria identità professionale nel rapporto ravvicinato con i cittadini secondo quel ciclo di vita descritto nella famosa Metafora della Comunicazione : gli eventi della vita per i cittadini (essere cittadino, avere un figlio, ecc) e per le imprese (aprire un’azienda, modificare, finanziare un’attività, ecc).

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Written by Pietro Monti

16 gennaio 2009 a 9:31 PM

Una Risposta

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  1. Ben venga web 2.0! La democrazia partecipativa è una vera rivoluzione, se incide sulle dinamiche dei rapporti di potere. La mia esperienza di dirigente nella PA mi dice che la democrazia è un esercizio diffiicle e paziente che parte dai rapporti professionali più prossimi e si fonda su un’autentica passione per la trasparenza. Se non si sviluppa democrazia e trasparenza all’interno delle amministrazioni pubbliche, mai sarà possibile la partecipazione del cittadino!

    Elvira

    1 febbraio 2009 at 9:57 AM


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