Il Web 2.0 e l'innovazione nella PA

"La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato in altri progetti” (J.L.)

WEB 2.0: un problema per la PA e quindi un’opportunità

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Autore: Marco Neri
p1121_web1vsweb2Il concetto di Web 2.0 è nebuloso ed è notorio che  se si chiede a dieci esperti diversi la definizione di web 2.0, si riceveranno sicuramente dieci differenti risposte. Per non essere da meno esprimo la mia, poco legata alla moda, al glamour, alla visibilità su internet e all’essere trendy.  Per me il web 2.0 è un concetto che viene da lontano, passa per i sistemi Enterprise, per la Service Oriented Architecture e rende quest’ultima più facile ed usabile. In buona sostanza è l’evoluzione naturale che dovrebbero avere tutti i sistemi informativi del  mondo ( e non è un caso che Microsoft, Google, IBM, Apple, Sun, Cisco ….. stiano investendo miliardi di dollari per dotarsi di piattaforme abilitanti alla massima interattività e facilità di utilizzo); fino ad ora infatti, l’informatica è stata fatta da informatici, usando terminologie informatiche, spesso obbligando le persone che usufruiscono dei sistemi informativi a strani virtuosismi mnemonici e pratici.

E’ pur vero che fino a che non c’era la banda larga, l’interattività e la usabilità erano un sogno che non ci potevamo permettere: si è incominciato a parlare di web 2.0 solo dopo che internet si è velocizzato. Ma ormai i tempi sono maturi. Le tecnologie del Web 2.0 si conoscono da anni ma solo ultimamente sono state usate in modo diffuso: sono convinto che può essere anche una ricetta anticiclica per uscire dalla crisi economica. Alcune teorie economiche famose, ma tornate di moda solo da poco, ci dicono che durante un periodo di boom si forma una riserva di invenzioni potenzialmente usabili che non vengono sfruttate dato che e’ tanto piu’ facile continuare a sfornare prodotti noti, provati, lucrosi. La mancanza di innovazioni applicative durante gli anni di boom dovrebbe essere considerata come la causa della fine dello stesso boom e del processo che conduce alla recessione ed alla depressione. Si ricorre all’ innovazione come ultima risorsa, quando ci si trova al punto piu’ basso della depressione, e l’onda di innovazioni crea nuovi settori industriali e fornisce l’impulso per uscire dalla depressione. (continua)

Vorrei supportare la mia definizione di Web 2.0 con esempi pratici anche perché ho capito a mie spese che cercare di spiegarla con presentazioni colme di slide power-point è un compito arduo e spesso inutile. Come dicevo quindi  il Web 2.0 non è solo quello che parla di tecnologie e strumenti (blog, wiki, chat, social-network, e-democracy, share video ed audio etc. etc.) ma è anche un concetto basato sulla trasparenza, sulla collaborazione real-time ed in genere sulla velocità di circolazione dell’informazione (quindi aumento di produttività ed efficienza) . Voglio dare pubblicità a due idee che da un po’ cerco di portare avanti e ai problemi che ho riscontrato.

Ho pensato che ad un cittadino farebbe molto piacere avere a disposizione la possibilità di  interagire direttamente con l’ufficio che gestisce dei servizi pubblici: accedere sul web all’istituzione pubblica che gli interessa (un semplice portale), navigare su essa come se stesse passeggiando per i suoi corridoi (un sito per ogni direzione, ufficio, servizio), entrare poi nell’ufficio competente (web space dedicato) pieno dei suoi dipendenti (indipendentemente dal luogo fisico in cui essi si trovano), vedere immediatamente il dipendente pubblico libero (attraverso la presence testimoniata da un pallino o quadratino verde) , sedersi davanti a lui, porgergli domande e ricevere risposte  (attraverso le varie piattaforme di messaging) magari scambiando dei documenti (posta elettronica e/o file e/o messaging); se poi questo dipendente non sa tutto, la possibilità di chiamare un ulteriore esperto al volo (in videoconferenza e/o in audio conferenza magari risparmiando soldi usando la tecnologia VOIP). Magari poi sullo spazio web dell’ufficio potrei avere dei forum, dei blog, dei wiki a disposizione (da poter usare o meno a seconda del livello di informatizzazione dell’individuo). Certo questo progetto che è l’essenza di una pubblica amministrazione 2.0 dovrebbe avere dei requisiti che spesso  mancano: sindacati consapevoli, dipendenti gentili e motivati, legislazione favorevole al telelavoro, e soprattutto sponsor importanti in grado di superare le resistenze dei “piccoli” poteri che all’interno di grandi organismi pubblici (ma anche privati) si sono creati nel corso del tempo ingessando ed immobilizzando tutto.

Altra idea, una semplice piattaforma per i lavoratori itineranti: può essere applicata a tutti i casi dei rappresentanti commerciali ma anche al caso degli ispettori. Spesso la pubblica amministrazione è chiamata a fare ispezioni e spesso tutto questo si traduce in personale che esce dagli uffici non avendo poi la possibilità di essere raggiunto in modo tempestivo per semplici informazioni. Dotando gli ispettori/lavoratori di semplici e poco costosi netbook (costo dai 200 ai 400 euro massimo), con una schedina internet dal costo di circa 20-30 euro mese si può avere il mondo a disposizione. La mattina l’ispettore si sveglia, apre il PC, si connette ad internet  e rende pubblica la sua disponibilità (la presence di cui sopra). Immediatamente ed automaticamente gli viene inviato il calendario degli appuntamenti della giornata (attraverso delle semplici funzionalità già disponibili della posta elettronica). Se non avesse a disposizione internet potrebbe connettersi telefonicamente ad un numero da cui il gestore di posta elettronica (tramite il text-to-speech) gli legge gli appuntamenti. A questo punto può o meno accettare. Se accetta gli si invia una mappa con il percorso se no si invia l’appuntamento ad un altro ispettore. Una volta arrivato sul luogo dell’ispezione, se è una zona coperta lavora on-line con la possibilità di chiamare (attraverso la connessione dati ed il VOIP) gli uffici virtuali di cui sopra, se no lavora disconnesso ed appena ritorna visibile su internet aggiorna il sistema centrale.

Questo progetto usando le best-practice Web 2.0 ( rapidità di sviluppo, utenti che interagiscono e non utenti “passivi” che devono avere tutti i dettagli, anche i più inutili, a propria disposizione, scarsa importanza alla formattazione a fronte di grande importanza dei contenuti)  ha un costo; usando l’informatica classica ne ha un altro di molti ordini di grandezza superiore: dipende  da chi detta i requisiti, che spesso non è in grado di pensare web 2.0 e lo fa come è sempre stato abituato a farlo.

Infatti un altro importante tema che vorrei mettere in evidenza riguardo al web 2.0 è l’età (non quella anagrafica) e la mentalità delle persone. Spesso chi detta i requisiti dei progetti informatici appartiene alla cosiddetta categoria dei baby-boomers (a scanso di equivoci appartengo a questa categoria fisica), cioè i figli del benessere, quelli nati dal 1947-48  fino al 1965-67. Essi sono abituati ad informatizzare, cioè a fare progetti grandi e faraonici tipici di chi deve creare da zero.  Il web 2.0 invece è figlia della bit-generation cioè di chi da per scontato che le cose siano già informatizzate e gratuite; se non le trova in un posto lo va a cercare da un’altra parte. Ecco, l’Italia come ci dicono tutte le statistiche è un paese per vecchi e spesso i giovani (sempre intendendo la mentalità e non l’età anagrafica) trovano difficoltà a far valere idee nuove ed innovative.

Traendo delle conclusioni: il Web 2.0 è il massimo della trasparenza, il massimo della collaborazione, il massimo dell’efficienza, il massimo della produttività ma purtroppo richiede a fronte di questi onori anche degli oneri che spesso non tutti sono disposti a pagare: rompe monopoli di fatto, scalza poteri consolidati, richiede menti elastiche ed efficienti, nonché stare al passo con la tecnologia attraverso la formazione continua.

(Marco Neri è PMP – Service Line System Integration – Responsabile Unified Communication per AlmavivA Italia
Il suo profilo linkedin è  
http://www.linkedin.com/in/neri1963)

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Written by Pietro Monti

3 febbraio 2009 a 9:29 PM

4 Risposte

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  1. Molto interessante il tuo punto di vista del web 2.0 …
    In sostanza il web 2.0 come appare ai più è una conseguenza naturale dell’evoluzione che c’è stata dietro… nella sala macchine… nelle architetture… nei software utilizzati e naturalmente negli standard che fanno parlare tutta qiesta babele insieme…
    Per quanto riguarda la PA e il web 2.0 credo che il problema dell’innovazione nella PA sia più un fatto strutturale delle imprese che non sono in grado di proporre innovazione piuttosto che un problema intrinseco della PA.

    Ciao
    Paolo

    Paolo

    4 febbraio 2009 at 2:51 PM

  2. Un passo concreto verso “sistemi che parlano tra loro”. Complimenti Marco.

    Luigi Bennardis

    6 febbraio 2009 at 2:09 PM

  3. Non sono d’accordo con Paolo (che mestiere fai?), la PA ha proprio un problema intrinseco rispetto alla prospettiva di innovare, perchè non riconosce nel cittadino un soggetto attivo, portatore di interessi concreti da tutelare. E’ questione di democrazia reale!
    L’evoluzione tecnologica tuttavia – dal moemto che è specchio dei cambiameti epocali (causa ed effetto) dell’inetra sociatà – costituisce una leva potente per l’innovazione nella PA… a patto che si lavori con onestà intellettuale.

    Elvira

    13 febbraio 2009 at 5:17 PM

  4. […] che il cambio culturale parte dalle fasi della progettazione e, come diceva Marco Neri nel suo post, deve ancora creascere, soprattutto in ambito istituzionale e pubblico, una generazione di […]


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