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L’articolo 50-bis, “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”

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censuraIl Senato ha approvato il filtraggio dei siti con l’emendamento del senatore D’Alia. Alcune interpretazioni sostengono che se ad esempio un blogger dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Spesso i Blog sono veicolo di discussioni, di critiche, di confronto anche forte nei confronti dell’impianto giudiziario. L’emendamento approvato  può obbligare i provider a oscurare un sito se al suo interno dovessero essere promosse iniziative contrarie alle norme di legge. In pratica, secondo le interpretazioni che si stanno diffondendo in rete in queste ore, contestare una legge viene equiparato alle nefandezze di qualche scellerato su Facebook che inneggia allo stupro o ad azioni di terrorismo. Ma dal punto di vista tecnico cosa significa? (continua …)


L’articolo 50-bis del DDL 733 prevede in sostanza che, in caso di decreto emesso dal Ministro per indagini relative a delitti di apologia di reato e di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, i provider operino così come disposto per quanto riguarda la pedopornografia, infatti fino ad oggi solo per gli abusi sui minori riversati online è possibile ordinare ai provider di bloccare i servizi.
In sostanza molti giuristi affermano in questi giorni che le parole contenute nell’articolo 50-bis potrebbero disegnare scenari inquietanti in quanto i reati d’opinione sono reati che non sono inquadrati dalla legge in maniera definita ed i provider potrebbero trovarsi ad agire come filtri della libera espressione senza avere i mezzi per un intervento di tipo chirurgico nei tempi stabiliti dalla legge.
Internet non è la televisione, c’è una bella differenza tra push e pull e la comunicazione interpersonale, che è l’essenza di ogni social network, non dovrebbe in alcun modo essere censurata.
Ma queste norme sono aggirabili? La risposta è sicuramente affermativa. Anche se viene individuato un blog che inneggia ad azioni “illegali” questo può cambiare nome e locazione in pochissimo tempo, nel giro di poche ore.  E’ sufficiente che i “clienti” impostino sul proprio router gli IP di un server DNS non appartenente ai provider italiani e quindi senza alcun blocco per il sito inquisito (http://www.opendns.com/). Il servizio è gratuito.
Se invece il blocco è direttamente sull’IP del dominio x, è sufficiente collegarsi tramite un servizio proxy (reperibile come servizio in rete gratuito) a cui delegare la richiesta di contenuti del sito x. Per il provider italiano, vincolato dalle norme in questione, il client sarà collegato al proxy e non al sito x e quindi potrà continuare a navigare il sito x senza problemi (http://www.proxyswitcher.com )
Tutto queste informazioni sono arcinote e diffusissime in rete. In sostanza se qualcuno volesse diffondere contenuti realmente illegali e costruire un “social network del male” (terrorismo, pedopornografia, mafia, etc..) avrebbe tutti i mezzi per farlo, con l’art.50bis o senza.

E’ giusto dunque tutto questo? Aldila’ delle interpretazioni giuridiche, non stiamo correndo il rischio ben maggiore di introdurre una discrezionalità pericolosa per la comunicazione libera tra le persone? Probabilmente sono molto più efficaci le azioni di intelligence e di intercettazione (non solo telefonica) che le forze dell’ordine e la polizia postale hanno portando avanti in questi anni con significativi successi per stroncare realmente i cosiddetti “network del male”.

In realtà ci sono anche altri ambiti per i quali la discussione sulla rete come mezzo per lo scambio irrituale (non illegale) di idee è importante e vivo. Mi riferisco ai social network aziendali, allo scambio di idee all’interno delle intranet, al confronto sui ruoli e sui processi aziendali. Ovvio che le regole del gioco sono totalmente diverse ma è evidente che questi social network , che ultimamente stanno crescendo di numero e si stanno sviluppando fuori dell’azienda (spesso proprio su FaceBook), non riescono ad essere capitalizzati e veicolati in modo positivo per aumentare la coesione e l’efficienza aziendale. Probabilmente proprio per una incapacità aziendale di gestire il fenomeno. Approfondiremo questo argomento in uno dei prossimi post.

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Written by Pietro Monti

7 febbraio 2009 a 10:26 AM

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