Il Web 2.0 e l'innovazione nella PA

"La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato in altri progetti” (J.L.)

Il futuro delle applicazioni web 2.0 accessibili

with 7 comments

 di Tullio Nascimben*

accessibilita-bollino2Negli ultimi 4 anni il compito arduo di tutti gli operatori in ambito web è stato coniugare la normativa italiana (legge “Stanca” 4/2004 e successive direttive Cnipa) con le esigenze di pubblicazione di contenuti e servizi su internet.

Le difficoltà maggiori sono state più di natura culturale che tecnologica. I limiti tecnologici sono sostanzialmente riconducibili ai “sistemi editoriali” adottati, ovvero sistemi di gestione contenuti (CMS – Content Management System ), alla gestione delle pagine web (DTP – Desktop Publishing ) o all’utilizzo di framework  inappropriati per la scrittura degli (per la conformità con gli) standard richiesti.

 Dal punto di vista culturale le difficoltà sono state di chi:

  • ha volutamente ignorato per incompetenza che non vi sono limiti alla creatività (“…non voglio rinunciare alla grafica per avere solo testo nero su bianco…), ma ha vissuto con angoscia il timore di sanzioni, che, tra l’altro, non sono mai arrivate;
  • con superficialità ha pensato di intervenire solo alla fine (“…abbiamo sviluppato il portale… adesso rendiamolo accessibile…”), dimenticando che tali requisiti richiedono un impegno sin dalla fase ideativa del progetto;
  • ha avuto il compito di affiancare e supportare i gruppi di sviluppo, ma, forte di una breve esperienza maturata, con una rigidità (“talebana” direbbe qualche persona che conosco), ha invece contribuito a generare confusione “panico da implementazione” nei responsabili IT (“…preferisco lasciare tutto così come è, piuttosto che imbarcarmi in una riprogettazione…).

Nonostante ciò ho visto maturare una leggera, ma diffusa, consapevolezza del tema accessibilità ed è questo sicuramente il primo beneficio indotto dalla norma. La legge “Stanca”, unica nel suo genere in Europa, poggia le sue fondamenta sullo standard WCAG  (Web Content Accessibility Guidelines) 1.0 varate nel 1999 dal W3C.

I primi siti erano di tipo “istituzionale ed informativo” o essenzialmente di “immagine”, una “sorta di sito segnaposto” (“… vedete ci siamo anche noi su internet… poi magari per contattarci mandateci un fax…”).

In quegli anni hanno fatto la comparsa i primi siti con “contenuti informativi multimediali” e da qui l’esigenza per il WAI (Web Accessibility Initiative), gruppo di lavoro W3C dedicato al tema dell’accessibilità, di definire delle linee guida. A dicembre 2008 sono state varate le WCAG 2.0: subito sono emerse le ovvie divergenze con la legge “Stanca”, limitata e limitante nell’uso delle nuove tecniche e delle “best practies” ormai consolidate.

Inoltre l’applicazione della legge risulta troppo rigida nella valutazione del rispetto di un requisito, basandosi su il criterio “superato/non superato” a differenza del più flessibile modello su tre livelli di conformità del WCAG 2.0 che rivaluta anche le versioni alternative testuale della presentazione dei contenuti e delle pagine.

Le “applicazioni accessibili”, oltre ad ereditare quanto premesso fino ad ora, necessitano di una maggiore dinamicità dovuta alla maggiore interattività con l’utente. Aumenta l’interoperabilità tra contenuti e servizi, l’offerta di singole funzionalità attraverso piccoli oggetti (widgets, snippets, slices, etc.) che possono essere ricomposte, secondo il profilo o la preferenza dell’utente stesso, in una pagina personalizzata (“myHomePage”), una sorta di cruscotto ottimizzato, porta d’accesso a tutte le esigenze.

Per fare tutto ciò esistono molteplici soluzioni proprietarie lato client (Adobe Flash, Microsoft Silverlight, Applets/ActiveX, Ajax, etc.) o lato server (portlets, webcontrols, webparts, etc.) ma che nativamente non sono accessibili, né rappresentano uno standard condivisibile da tutti i player.

WAI-ARIA (Accessible Rich Internet Applications) viene incontro a queste esigenze e definisce un nuovo approccio per la gestione dell’interazione utente – pagina web. Si rende necessaria un’organizzazione semantica delle informazioni in widget, con aree, strutture e comportamenti codificati per dialogare meglio con le tecnologie assistive che operano le opportune trasformazioni.

Sono presenti proprietà e metodi per

  • definire ruoli agli oggetti presenti nella pagina;
  • distinguere tra contenuti primari e secondari, banner ed altri flussi informativi;
  • identificare aree animate da scripting;
  • migliorare la gestione di controlli quali bottoni, liste a discesa, calendari, menu e alberi di navigazione, etc.

Sono presenti in rete molti articoli ed esempi di applicazioni web 2.0 con WAI-ARIA:

 Per quanto riguarda i browsers Mozilla Firefox 3, Internet Explorer 8 e Opera 9.5 garantiscono la piena compatibilità con lo standard. Google Chrome non è ancora pronto ma Gmail ha il supporto chat compatibile. Tra i framework Ajax: Dojo, Google Web Toolkit (GWT) ma anche Spry di Adobe.

Prima di vedere un’intera applicazione completamente realizzata con WAI-ARIA forse passerà ancora un po’ di tempo… nel frattempo si spera che anche il nostro Legislatore intervenga per aggiornare la normativa in vigore.

 ____________________________________________________________

* Tullio Nascimben – Linkedin [ http://www.linkedin.com/in/tullio ]
Responsabile Progetti Web di Eustema S.p.A.

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Written by Pietro Monti

17 marzo 2009 a 9:28 PM

Pubblicato su accessibilità, applicazioni web

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7 Risposte

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  1. Mi dispiace non essere d’accordo sul rendere grande merito ad una legge su un tema così importante come l’accessibilità (modalità sacrosanta per siti istituzionali). Le grandi aziende del mondo si sono tutte sforzate di rendere i loro prodotti accessibili ma, come giustamente dicevi tu, secondo norme e standard internazionali e non l'”italiananissima” “legge Stanca”. I requisiti 15, 16 e 17 della legge , rendono di fatto i siti accessibili molto più onerosi da sviluppare e/o quantomeno poco “attivi”. La “furbizia” poi di rendere obbligatoria tale legge solo per i siti con tecnologia “internet” lascia ampio spazio all’interpretazione. Come al solito per paura di essere “politically scorrect” nessuno si alza a dire che nonostante le buone intenzioni è una legge datata, in alcuni passaggi obsoleta, e con il forte sospetto che sia stata influenzata da qualcuno che sperava molto nel presunto business della “certificazione dei siti accessibili”. I diversamente abili italiani non hanno nulla di meno dei diversamente abili mondiali.

    Marco

    18 marzo 2009 at 10:53 AM

  2. “…nel bene o nel male, purché se ne parli…”

    “There is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about” di Oscar Wilde.

    Simona

    19 marzo 2009 at 6:00 AM

  3. D’accordo anch’io con Nascimben, ma da non tecnologica e non volendo considerare l’onere dello sviluppo nell’applicare la normativa italiana.
    Ho generalmente delle difficoltà nel consultare un sito conforme all’taliana (italianissima), legge Stanca.
    Accessibilità vuol dire per tutti ma la normativa italiana trascura le persone “non disabili” come me, che sono semplicemente astigmatica ma veterana del web e nella consultazione e navigazione di siti accessibili ho difficoltà con i vincoli di interfaccia imposti dalla normativa italiana. Quindi spesso sono costretta a non consultarli perchè ostici …
    Le normative il più delle volte servono a poco se non, come in questo caso, a far ricordare il nome di chi le ha fatte… daltronde, se non avesse legiferato chi si sarebbe ricordato di Stanca???

    Paola

    19 marzo 2009 at 10:36 AM

  4. E’ proprio una chiara sintesi della situazione attuale e delle prospettive. La Stanca ha sicuramente introdotto la cultura dell’accessibilità, tanto forte quanto vincolate. Purtroppo sembra non essere pensata per uno strumento che ha una forte esigenza d’interazione con l’utenza e che di giorno in giorno ha innovazioni. Servirebbe far buon uso delle Best Practice e appoggiarsi a modelli realizzati da gruppi di lavoro che hanno costantemente il focus sulle tematiche in questione.
    Nel futuro può divenire un grande problema per la PA… perché avendo l’obbligo di garantire le specifiche della Stanca e imponendo ai fornitori di seguirle (pena nullità dei contratti) è un vincolo forte!
    Detto ciò oggi assistiamo al circolo vizioso che, mentre il Web va avanti con 2.0, 3.0… x.0, la PA rimane ancorata alla Stanca a discapito del servizio che deve offrire.
    Dice bene Brunetta che “Il Piano e-gov 2012 richiede risorse finanziarie, l’impegno organizzativo delle amministrazioni e la capacità delle imprese”, direi soprattutto delle imprese!

    prafale

    19 marzo 2009 at 10:38 AM

  5. Vorrei rispondere a Marco dicendo che, forse proprio perché siamo italiani, era necessaria una legge… lo stato di alcuni siti di enti pubblici minori era veramente penoso… non che adesso sia meglio!
    De Vanna dell’ufficio Cnipa intervenendo al forum PA 2008 (maggio 2008) ha fornito alcuni dati per cui solo il 3% dei siti ha risposto in modo soddisfacente (http://tecnologie.forumpa.it/story/41371/il-3-della-pa-sul-web-e-accessibile)
    Nonostante ciò, c’è chi ha colto l’opportunità e ne ha fatto business, chi si è improvvisato secondo necessità (fatta la legge trovato l’inganno), chi ci ha creduto e ci crede ancora guardando al “messaggio” che viaggia con tutto il resto.

    Tullio

    19 marzo 2009 at 2:26 PM

  6. Le leggi sono spesso strumenti che indirettamente aggregano critiche, elogi, commenti in genere, stimolano quindi un dibattito che non può far altro che farci migliorare nella specifica materia. Anche questo articolo indica una certa dinamicità nelle specifiche su cui si basa la legge “Stanca”, ben vengano quindi leggi e commenti come quelli che leggo qui.

    Ian82

    8 aprile 2009 at 10:44 PM

  7. Vorrei rispondere a Marco: i requisiti 15, 16 e 17 sono tutti requisiti basati sulle WCAG 1.0 e tutti punti al livello “A” delle WCAG 1.0.
    Il “problema” casomai nasce dal fatto che è necessario applicare le nuove WCAG 2.0 che consentono di essere più elastici senza legare i requisiti alle nuove tecnologie, ma questo non consentirà – ad aggiornamento normativo avvenuto – di poter far quel che si vuole. Chiaramente sarà possibile usare gli script, applet ed oggetti ma dovranno esser sviluppati in modo accessibile. E qui si torna al problema già avuto all’entrata in vigore della Stanca: quanti sanno veramente sviluppare secondo le specifiche, rispettando altresì le linee guida di accessibilità previste per ogni singola tecnologia?
    Comunque stiamo aggiornando i requisiti, be patient 🙂

    Roberto Scano

    29 aprile 2009 at 12:16 PM


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