Il Web 2.0 e l'innovazione nella PA

"La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato in altri progetti” (J.L.)

Si può fare!

with one comment

di Domenico Ioffredi

ioffrediLo slogan, per quanto piuttosto inflazionato negli ultimi tempi, esprime,  più di qualunque altro, il sentiment del seminario “Amministrare 2.0: nuovi paradigmi per la progettazione di servizi on line” che si è svolto a Roma lo scorso 22 aprile, un’iniziativa di Forum PA e Lattanzio e Associati. Nel corso di questa interessante giornata ho provato la piacevole sensazione che anche nella PA “si può fare” ed ho toccato con mano esempi avanzati di esperienze di pubbliche amministrazioni che ce l’hanno fatta. Amministrazioni che, introducendo le metafore del web 2.0, favoriscono la cooperazione ente-cittadini realizzando, di fatto, il principio della sussidiarietà orizzontale sancito dall’art. 118 della nostra Costituzione.

Gianluigi Cogo (lavora presso la Direzione Sistemi Informativi della Regione Veneto) ha sottolineato come la disponibilità della rete, oltre che rappresentare un parametro di democraticità, favorisce l’allargamento del numero di utenti, visti come generatori di contenuti secondo il modello UGC (User-Generated Content) e non solo fruitori del web, e costituisce l’elemento portante e indispensabile del processo di evoluzione attualmente in atto. Concetto ripreso con altrettanto vigore da Michele Vianello, vicesindaco della città di Venezia, che ha evidenziato come una delle priorità che hanno caratterizzato il processo di evoluzione verso il web 2.0 della amministrazione veneziana sia stata proprio la realizzazione della infrastruttura di rete (fibra ottica e wireless) della città. In questa maniera il cittadino si riappropria della rete che può essere pensata come una vera e propria commodity al pari di acqua, rete fognaria, ecc. ed il Comune si svincola dalla dipendenza dai vari gestori privati. >>> Allo stesso modo anche i dati appartengono al cittadino e non alle amministrazioni. Bisogna, quindi, instaurare un dialogo bidirezionale con l’utente, seguire un approccio bottom-up che parta dal cittadino per arrivare ai vertici organizzativi delle amministrazioni, inverso al processo che, in maniera autoreferenziale, fa calare sui cittadini le decisioni prese dal management.

La filosofia web 2.0 e i relativi concetti di, customerization, crowdsourcing, User Experience, sono stati brillantemente trattati dai docenti che, tra l’altro, hanno avuto la grande abilità di suscitare una notevole attenzione della platea dalla quale sono emersi, in un interessante confronto dialogico, i diversi ostacoli che frenano l’evoluzione verso il web 2.0 della PA. In particolare sono gli aspetti organizzativi legati alle filiere funzionali, alle rendite di posizione ed alle relazioni gerarchiche a creare maggiore preoccupazione tra gli addetti ai lavori. Infatti, i settori strategici per il cambiamento sono quello dell’ICT e dell’Human Resource, inteso anche come settore di Programmazione ed Organizzazione, che dovrebbero operare, in un processo generale di riforma, come un corpo unico, oltre, naturalmente, quello della Comunicazione, quest’ultimo con il ruolo di facilitatore all’interno dell’amministrazione e della collettività.

Il pomeriggio ha visto l’esposizione dei casi concreti e l’intervento di Antongiulio Bua (Direttore servizi al cittadino e semplificazione del Comune di Milano) che ha mostrato, in maniera chiara e puntuale e con diversi esempi, come attuare una riorganizzazione dei processi con la logica web 2.0 nell’ottica della semplificazione. Il cittadino, quindi, come colui che si auto costruisce il proprio spazio web decidendo cosa metterci, cosa effettivamente gli serve e vuol vedere, quali servizi avere immediatamente disponibili e con chi interagire; l’amministrazione dovrebbe semplicemente fornire la piattaforma strumentale ed i servizi e non imporgli il proprio sito, magari esponendo in prima pagina la foto del Direttore Generale o del sindaco.

Nel corso del seminario numerosi ed utili sono stati,  gli esempi concreti,  i riferimenti a realtà esistenti (ancora troppo poche), la segnalazione di link che seguono il paradigma 2.0 ecc. Sono stati affrontati gli importanti temi della multicanalità come modalità e strumento democratico per garantire il contatto bidirezionale con i cittadini anche considerando la loro diversificazione per tipologia, età, cultura, disponibilità economica.

Testimonianza d’eccezione è stata quella portata da Michele Vianello che ha suggerito, con un gran senso di concretezza,  come si possa riuscire, cercando di innescare un processo irreversibile, nell’arduo compito di portare il paradigma 2.0 nelle amministrazioni abbattendo le barriere di resistenza che spesso ostacolano il cammino. Ma non solo. Ha ribadito, in maniera forte e pienamente condivisibile, quanto sia importante l’open source, la follia di acquistare macchine sempre più potenti da affidare ai lavoratori della PA, il diritto da parte del cittadino di avere l’accesso alla rete e la necessità di ascoltare il cittadino attraverso un forte processo di disintermediazione e trasparenza.

Un cavallo di Troia per portare il lavoratore e, più in generale il cittadino, all’interno della PA consiste nell’individuare quei “killer services”, non necessariamente legati all’attività lavorativa, che possano destare l’interesse dell’utente con il fine di familiarizzare con essi. Purtroppo molte amministrazioni remano contro: sul posto di lavoro bloccano l’accesso ai blog, ai social network, ai contenuti multimediali, ai mercatini on-line. Spesso dimenticano che recenti studi hanno dimostrato che se si lascia maggiore libertà di azione sul web, anche per soddisfare esigenze personali extralavorative, la produttività aumenta.

Altro grave errore spesso commesso dalle PA è quello della mediazione, che talvolta diventa censura, che si attua sui contenuti immessi dagli utenti. E’ sicuramente controproducente, infatti, filtrare i tag che vengono associati ad una certo utente oppure i commenti sul blog  del politico o manager di turno che vuole mostrare solo cosa gli fa più comodo. Tutte politiche destinate al fallimento perché viene meno lo spirito democratico del web. Meglio, invece, porre fiducia negli utenti perché saranno essi stessi ad emarginare il balordo di turno che scrive sciocchezze o che vuole denigrare il proprio capo allo stesso modo di come viene emarginato il folle che grida forsennatamente nella pubblica piazza. A tal proposito, tra lo stupore dei partecipanti, il vicesindaco di Venezia ha evidenziato come la modalità di inserimento di una segnalazione nell’apposito servizio di manutenzione urbana (sistema iris della città di Venezia) non richieda nessuna forma di autenticazione e di riconoscimento dell’utente.

Di grande interesse il concetto del nomad worker, ovvero del dipendente che ha la facoltà di lavorare ovunque, con i suoi tempi, mirando al risultato; un importante  valore aggiunto per l’azienda è rappresentato da quelle idee che, spesso, vengono al di fuori degli orari di lavoro e che il buon manager dovrebbe sempre saper cogliere e valorizzare senza rischiare di perderle a causa di orari di lavoro rigidi e troppo definiti. Sono concetti rivoluzionari per la nostra società dove è attuale l’importanza della timbratura del cartellino. Nella mia amministrazione occupo un ruolo per il quale non è prevista la fatidica timbratura e per tale motivo la categoria è talvolta additata come “fortunata” termine inteso come sinonimo di “fannullona”. Invece un lavoratore senza orario è un lavoratore h24 che rischia di alzarsi nel cuore della notte per preparare una relazione o che va a cena con gli amici/colleghi finendo, immancabilmente, con il parlare, piacevolmente, di lavoro fino a tarda notte. Il tornello, viceversa oltre ad essere una barriera fisica rappresenta anche una barriera psicologica, corrisponde a “staccare la spina”, legittima il lavoratore a rifuggire qualunque pensiero (o geniale idea) concernente l’attività lavorativa.

Con Gianluigi Cogo ci si è confrontati, anche sul tema dell’accessibilità e del rischio che possa, in qualche maniera, rappresentare un freno all’innovazione verso il web 2.0. Sia ben chiaro: la legge Stanca rappresenta un punto di riferimento per la normativa europea ed una grande conquista sociale ma, allo stesso tempo, la sua applicazione va attuata con buonsenso salvaguardando, comunque, l’accesso alle informazioni da parte dell’intera collettività.

In conclusione, una giornata davvero interessante e piacevole oltre che preziosa, ricca di spunti e riflessioni su un sogno realizzabile: un’amministrazione 2.0 che, faticosamente, inizia a concretizzarsi seppur con la proverbiale inerzia che contraddistingue la nostra PA. Inerzia confermata dall’esiguo numero di partecipanti al seminario (meno di 20) che non trova giustificazione alcuna soprattutto se si considera l’attualità dei temi trattati, che ci coinvolgono tutti sia come cittadini che come lavoratori delle PA, e l’autorevolezza dei docenti. Encomiabile la disponibilità dei relatori, in piena filosofia web 2.0, a diffondere i loro lavori e documenti non solo rendendoli accessibili sui propri spazi web ma anche ad organizzare incontri con le diverse PA.

L’appuntamento è dall’11 al 14 maggio al forum PA ed in particolare ai “Non-Convegni”, appuntamenti non-tradizionali (Creativity Room e  BarCamp), “laboratori di apprendimento” in cui tutti quelli che hanno un argomento o un progetto da discutere possono proporlo, in una interazione continua tra i partecipanti in completa sintonia con lo spirito democratico del web 2.0.

 

Se ti ho stimolato l’interesse e vuoi approfondire:

Venice Connected

Il blog personale di Gianluigi Cogo

 

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Written by Pietro Monti

24 aprile 2009 a 7:25 AM

Una Risposta

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  1. Nel sito http://tv.unimore.it/index.php?option=com_content&task=view&id=215&Itemid=2 è possibile visualizzare anche il convegno tenuto a Reggio Emilia su “Social network: business, innovazione e applicazioni concrete” con interventi, tra gli altri, di diversi amministratori pubblici quali il già citato Michele Vianello, Mauro Bonaretti – Direttore Generale Comune di Reggio Emilia e Graziano Delrio – Sindaco di Reggio Emilia.

    Antonio Tommaso

    24 aprile 2009 at 8:59 AM


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