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Decentramento: abituare a decidere

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di Antonio Tommaso

decentramentoAlla fine degli anni ’90 entrò prepotentemente alla ribalta del dibattito politico nazionale il tema della relazione tra poteri centrali e periferici. La periferia, sostenuta dalla pubblica opinione, iniziò a reclamare maggiore autonomia di governo e maggiore controllo nell’impiego delle risorse finanziarie generate dall’economia locale. Questo processo nel tempo si è sviluppato e ha consentito di ridisegnare i rapporti di forza tra poteri, che sono oggi differenti rispetto a dieci anni prima.

Di riflesso anche alcune amministrazioni iniziarono a ripensare se stesse studiando ipotesi di decentramento. Non è ben chiaro – almeno a me – se questi tentativi fossero sostenuti da un reale convincimento riguardo ai benefici ottenibili con la nuova organizzazione delle responsabilità. Non sempre infatti avviare un progetto significa desiderare che il progetto avviato giunga a compimento: è possibile che si avvii con il desiderio che fallisca, per rafforzare lo status quo.

Sia detto qui per inciso: “rafforzare lo status quo” non è detto che sia sempre un male e quindi le affermazioni precedenti non costituiscono una critica o un elogio di determinate modalità di governo di una amministrazione. E’ forse uno dei mali dei nostri tempi quello di usare le parole non per descrivere, per definire, ma piuttosto per elogiare o per criticare. Il risultato che si ottiene è quello di orientare la volontà alla ricerca del consenso invece di orientare l’intelligenza alla ricerca della verità delle cose. La stessa sigla “2.0” non sfugge a questa logica: dire che una cosa è “2.0” significa ormai farle un complimento. >>>>>

In molti casi inoltre le ipotesi di decentramento dei poteri e delle responsabilità nascevano su iniziativa del centro e non della periferia la quale da parte sua non ne sentiva il bisogno. Per questo talvolta tali iniziative venivano viste con sospetto da alcuni: non è usuale infatti, anche se non si può escludere a priori, che qualcuno decida di pianificare la propria perdita di potere a vantaggio di altri. E’ più semplice decidersi a distribuire soltanto le responsabilità.

Travasare poteri e responsabilità, d’altro canto, non è una cosa facile.  E’ necessario, perché tutto si svolga per il meglio, non soltanto che chi vuol trasferire poteri abbia realmente voglia di farlo ma anche che il destinatario di tale trasferimento poteri abbia realmente la capacità e il desiderio di assumersene la responsabilità.

Rispetto al passato le cose, oggi, sono cambiate? Direi che oggi le amministrazioni periferiche (gli enti locali e le pa centrali distribuite nel territorio) subiscono una differente “pressione” rispetto al passato da parte dei cittadini che debbono “servire”.  La relazione tra cittadini e amministrazione è cambiata e, senza dubbio, la rete Internet ha avuto un ruolo non secondario in questo cambiamento.

Questo cambiamento produrrà nel tempo conseguenze, la prima delle quali sarà quella di far sì che il management delle pa abbia un interesse sempre maggiore ad avere unità organizzative periferiche capaci di assumere sempre maggiori poteri e responsabilità, capaci di ascoltare, di decidere in autonomia e di valorizzare le differenze.

L’esperienza insegna che non è facile modificare le abitudini. E’ possibile prendere decisioni, emettere circolari, decentrare o accentrare capitoli di spesa … è più difficile avere persone capaci di affrontare il rischio connaturato in ogni decisione non routinaria senza pretendere uscite di sicurezza, reti di salvataggio, circolari che autorizzano. La relazione che esiste tra la persona e la legge (la circolare, la nota esplicativa, …) non è una relazione tra pari nel senso che la legge non definisce tutto ciò che una persona può fare, al più definisce molto di quello che una persona non può fare. Pretendere di regolamentare ogni libera decisione rende schiavi della legge e, tra le altre cose, abitua al formalismo, che rimanda primariamente alla legge il giudizio sulla bontà di ogni atto e non alla propria coscienza.

Cosa si può fare per favorire questo cambiamento di abitudini? cosa devono fare le amministrazioni centrali per accompagnare le proprie unità organizzative periferiche verso una maggiore autonomia decisionale? Come deve essere ripensato il ruolo del centro rispetto alla periferia?

Senza pretendere di fare elenchi esaustivi però mi sembra importante sostenere politiche e atteggiamenti che:

  • favoriscano la relazione tra cittadini e amministrazioni periferiche in modo tale che la “pressione” di cui si è scritto in precedenza aumenti sempre di più;
  •  favoriscano e sostengano le iniziative che si sviluppano localmente;
  •  siano improntati sul rispetto: rispettare significa essere convinti dell’utilità che l’altro esista e dell’importanza di ciò che egli possa dire o fare.

Forse in futuro avremo modo di affrontare con maggiore profondità questi aspetti.

Buon rientro dalle vacanze

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Written by Pietro Monti

9 settembre 2009 a 12:10 PM

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