Il Web 2.0 e l'innovazione nella PA

"La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato in altri progetti” (J.L.)

Frontend senza backend ….

with 4 comments

Ieri ho partecipato ad un evento organizzato dal Ministro Brunetta in cui è stato presentato il nuovo portale “Vivi facile”, un portale per facilitare l’accesso dei cittadini e delle aziende ai servizi in rete offerti dalla PA. Particolare enfasi è stata posta dal Ministro sull’uso diffuso degli SMS (attraverso i canali ussd) come sistema di informazione puntuale in un’ottica di “convergenza di tutti gli strumenti di dialogo e di comunicazione tra Pa e privati cittadini“. Come non essere d’accordo?

Ovviamente una visione del genere (quanti portali unici abbiamo visto in questi anni??) può avere successo solo se quello che sta “dietro le quinte” è fortemente e strutturalmente integrato, sennò ….. rischia di essere il solito portale web di smistamento o poco più ….

Ho provato a chiedere al Ministro se con il “nuovo CAD” si poteva sperare in una struttura più efficace per  far rispettare le regole di standardizzazione e di integrazione. La risposta è stata , più o meno, che  ….. dalla sua faccia si vede che non ha letto il nuovo CAD  e quindi …… ho provato a dirgli che l’avevo letto,  eccome! (quel poco che è stato pubblicato), ma non c’è stato niente da fare, è partito con la sua idea che provo a riassumere così: è necessario far “salire la domanda” così da spingere le amministrazioni ad integrarsi, a diventare virtuose, insomma  “costringerle” all’efficienza dalle richieste di servizi dei cittadini.

In un “paese normale” sarebbe un approccio un po’ assurdo e illogico. Ma qui da noi, dopo tanti anni di CAD e di SPC,  con le loro “regole” quasi mai rispettate, con le integrazioni tra i Sistemi Informativi della PA che stentano ancora a decollare, mi viene il dubbio che il Ministro con il suo pragmatismo potrebbe anche avere ragione.

Il dubbio però sparisce quasi subito, mi basta ripercorrere i grandi progetti di “integrazione” della PA di questi anni, caratterizzati troppo spesso da “trasferimenti massivi via FTP”, nastri magnetici che viaggiavano per corriere da un CED ad un altro, costose linee dedicate, doppie e triple autenticazioni ed infine il termine più abusato e oscuro: l’accesso alle banche dati! Insomma tutto tranne che una vera integrazione di processi attraverso la cooperazione applicativa.

No, non cambio opinione e continuo a preferire la strada del “paese normale” dove le regole, anche quelle tecniche, dovrebbero essere rispettare. Speriamo che il “nuovo CAD” sia più attrezzato e vincolante del precedente e non si limiti al solito elenco di sogni ma sappia risolvere i nodi di una standardizzazione strutturale così da evitare di dover ricorrere alle solite operazioni di “frontend senza backend” come rischia di essere questo simpatico ma ennesimo “portale unico”.

ps

Se vuoi vedere qualche commento in rete sul nuovo CAD dai una letta qui (Innovatori) ed anche qui  (Punto Informatico)

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Written by Pietro Monti

10 marzo 2010 a 1:35 AM

4 Risposte

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  1. http://saperi.forumpa.it/story/42108/il-nuovo-codice-dell-amministrazione-digitale-io-lho-letto

    Il commento è di Mochi Sismondi… e nello specifico (si può confrontare anche l’articolo di Lisi che linko)

    http://saperi.forumpa.it/story/42189/approvate-le-modifiche-al-codice-dell-amministrazione-digitale-ma-il-testo-non-e-ancora

    mi sembra che i problemi di interpretazioni uin cui molte amministrazioni si stavano dibattendo (es. firme, marche temporali, glifi, non ripudiabilità) saranno complicati non già da una definizione delle soluzioni percorribili, ma da un aumento delle possibilità a disposizione.

    Forse per questo la domanda di SMS potrebbe essere “robusta” (anche se non i 10 milioni nel 2010 di cui parla il ministro). Ma non per servizi in cui opponibilità e non ripudiabilità sono must senza i quali alla vecchia carta un utente (e un’Amministrazione) non portanno rinunciare, IMHO…

    Carlo B.

    Carlo B.

    10 marzo 2010 at 2:17 PM

  2. Per il momento di questo nuovo portale “vivi facile” non trovo traccia sul web e quindi non posso capire se, come e quanto faciliterà il rapporto cittadino-PA.
    Sul CAd mi sembra che le cose più esaustive siano già state dette da Carlo Mochi (come ricorda CarloB).
    Il problema è sempre lo stesso: i salti culturali e comportamentali non si fanno per decreto, e neanche con (l’ennesimo) portale unico. Occorre “massa critica” all’interno della PA e all’esterno: se l’innovazione, qualsiasi innovazione, non viene avvertita come una missione dal management della PA e, contemporaneamente, non viene pretesa come un diritto indifferibile dai cittadini non sarà possibile cambiare lo stato delle cose.
    Su entrambi i fronti (manager pubblici e utenti) occorrono degli “evangeslisti” che diffondano il verbo. All’interno delle PA diciamo che manca il clima perchè, come dice De Masi, il ministro Brunetta nella migliore delle ipotesi, ha riportato nella Pa ” i corpi, non l’anima dei dipendenti “. Ma paradossalmente l’operazione è ancora più difficile sul versante degli utenti: il digitale, l’interattivo infatti salta le mediazioni. Tutte le rappresentanze degli utenti (Sindacati, Patronati, Associazioni dei consumatori) “campano” proprio sull’intermediazione!
    Allora, non ci resta che piangere?
    No. La PA, o almeno alcune PP.AA. (penso all’Inail, all’Inps, alla Banca d’Italia, alla Protezione Civile) hanno già mostrato in passato di avere orgoglio e professionalità per pensare in termini di autotrasformazione propositiva, e non di adeguamento a ordini e regolamenti, le proprie risposte alla domanda di servizi di qualità.
    Moltissimi di quelli che intervengono su questo blog, sono manager pubblici: volete decidervi a portare lo spirito riformista, con tutti i rischi personali che questo comporta (lo so!), nella vostra realtà operativa o vi basta accontentarvi di fare i blogger che pensano in grande nel cenacolo degli eletti ma alzano le mani di fronte “a una quotidianità che non li capisce”?
    Forza ragazzi, che le cose che non si possono fare sono soltanto quelle che noi stessi decidiamo di abbandonare.
    A presto!
    MS

    Marco Stancati

    11 marzo 2010 at 12:49 AM

  3. Condivido moltissimo, sulla base delle mie esperienze, l’annotazione di Marco Stancati sul digitale che salta ogni intermediazione. Penso infatti che una PA opaca e complicata sia funzionale agli “azzeccagarbugli” di manzoniana memoria. Ho anche conosciuto consulenti del lavoro, operatori di patronato, manager del volontariato sociale sinceramente interessati al cambiamento: con loro mi sono alleata, quando ho potuto, nelle piccole cose che era in mio potere cambiare. Quanto all’appello accorato di Marco, ancora una volta, proverò a corrispondere… molto presto. Dal cenacolo degli eletti un direttore di Struttura territoriale che eroga servizi, è di fatto escluso!

    Elvira

    12 marzo 2010 at 6:50 AM

  4. Penso che l’innovazione non possa essere pianificata. In questo senso Brunetta ha ragione, specialmente in una realtà come la nostra dove il management non ha interesse a cambiare quanto piuttosto a resistere e ad accontentare. Credo che convenga affrontare il mondo com’è, cercando di migliorarlo, e non costruirne uno nuovo, magari migliore del mondo attuale in cui un amministratore di condominio si sente manager, ma ugualmente falso. Le persone hanno qualità e hanno voglia di mostrarle, spesso però non hanno le occasioni per farlo e si accontentano di rifugiarsi nei sogni. La nostra strada non può essere che quella di far diventare la carriera del manager pubblico un peso piuttosto che una medaglia al merito … e forse a questo scopo qualche aiuto i cittadini, le libere associazioni e il mondo di Internet possono darcelo.

    Antonio Tommaso

    14 marzo 2010 at 9:42 AM


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