Il Web 2.0 e l'innovazione nella PA

"La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato in altri progetti” (J.L.)

Archive for the ‘politica e tecnologia’ Category

Processo all’OpenGov: dalle parole ai fatti?

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Social media Week Romana

Social Media Week di Roma dal 7 al 11 febbraio

Vorrei segnalarvi un evento di sicuro interesse nell’ambito della Social Media Week romana. Il tema è quello dell’Open Gov. e si svolgerà il 10 Febbraio, presso la Sala Degli Specchi di Palazzo Giannelli, dalle 10.00 alle 12.00. Si tratta di un incontro/dibattito dal titolo “Processo all’OpenGov: dalle parole ai fatti?“, nel corso del quale si farà il punto su questa importante tematica grazie ad un confronto tra Istituzioni e mondo economico.

L’incontro, organizzato dall’Associazione Italiana per l’Open Government, vedrà la partecipazione di alcuni tra i più importanti esperti nazionali, oltre ai rappresentati del mondo istituzionale ed economico.

In molti paesi con una tradizione di E-Gov più consolidata, i cittadini hanno già accesso a molti dati pubblici. Da quei dati, ora che possediamo strumenti in grado di interpretarli e metterli in relazione, discende una nuova forma di cittadinanza e di democrazia e la creazione di nuovi mercati.

Un numero crescente di governi sta comprendendo le opportunità di far leva sull’innovazione e sulla diffusione delle informazioni e della conoscenza, approfittando proprio della crisi economica globale.

L’Italia non rientra ancora tra i Paesi che hanno impostato una strategia unitaria e sistematica in materia di Open Gov, sicuramente a causa di difficoltà di ordine normativo (anche il nuovo CAD è piuttosto carente in merito), ma anche per resistenze culturali.

Nel corso dell’incontro, che vedrà la partecipazione di autorevoli esponenti delle istituzioni, saranno affrontate le cause che frenano l’adozione di politiche Open nel nostro Paese e si proverà a proporre soluzioni operative per passare, appunto, dalle parole ai fatti.

Tra i relatori che hanno già confermato la loro adesione:

 · Ernesto Belisario, Presidente Associazione Italiana per l’Open Government

· Stefano Costa, Coordinatore di Open Knowledge Foundation Italia

· Davide Giacalone, Presidente Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’Innovazione

· Monica Lucarelli, Presidente Giovani Industriali di Roma

· Carlo Mochi Sismondi, Presidente ForumPA

· Guido Scorza, Presidente dell’Istituto per le Politiche sull’Innovazione

· Stefano Epifani, Direttore Associazione Italiana per l’Open Government

 L’incontro sarà moderato da Alessio Jacona. Per favorire il dibattito ampio spazio sarà dato agli interventi dal pubblico.

Written by Pietro Monti

7 febbraio 2011 at 12:29 PM

Solo le raccomandazioni potranno salvare l’Italia

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di Emiliano Pecis (linkedin: http://it.linkedin.com/in/pecis)

Prima di tutto mettiamoci d’accordo sui termini. Solo in Italia la parola raccomandazione ha un’accezione negativa. Provate a chiedere ad uno dei più famosi dizionari online (wordreference.com) di tradurre la parola “raccomandazione”, ecco cosa ritorna:

il dizionario, come sinonimo di raccomandazione suggerisce anche spintarella. Peccato che per tutto il resto del mondo, la raccomandazione sia soltanto una semplice segnalazione, come ci suggerisce lo stesso dizionario quando gli chiediamo di tradurre dall’inglese all’italiano:

Che differenza c’è tra una raccomandazione intesa come spintarella e una raccomandazione intesa come semplice segnalazione? La prima fa leva su un rapporto di forze basato sulla subalternità: il potente di turno che chiede ad un suo subalterno di promuovere tizio o caio, al fine di intrecciare un virale rapporto clientelare (il raccomandato sarà a sua volta un suo subalterno). Per contro, la segnalazione è basata su un’assunzione di responsabilità: chi segnala si prende l’onere di garantire sulla persona indicata. Da una parte si produce un malcostume che, a sua volta, crea spesso e volentieri, incompetenza, opacità e sopraffazione, dall’altra si promuove una sana cultura meritocratica e trasparente.

Le raccomandazioni e il Web 2.0

Chiarito questo fraintendimento tutto italiano, provate ad immaginare cosa accade quando la sana segnalazione viene fatta da una moltitudine di persone, ovvero quando si fa leva su quella che viene definita,  intelligenza collettiva. Leggi il seguito di questo post »

Written by Pietro Monti

16 settembre 2010 at 9:49 PM

Frontend senza backend ….

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Ieri ho partecipato ad un evento organizzato dal Ministro Brunetta in cui è stato presentato il nuovo portale “Vivi facile”, un portale per facilitare l’accesso dei cittadini e delle aziende ai servizi in rete offerti dalla PA. Particolare enfasi è stata posta dal Ministro sull’uso diffuso degli SMS (attraverso i canali ussd) come sistema di informazione puntuale in un’ottica di “convergenza di tutti gli strumenti di dialogo e di comunicazione tra Pa e privati cittadini“. Come non essere d’accordo?

Ovviamente una visione del genere (quanti portali unici abbiamo visto in questi anni??) può avere successo solo se quello che sta “dietro le quinte” è fortemente e strutturalmente integrato, sennò ….. rischia di essere il solito portale web di smistamento o poco più ….

Ho provato a chiedere al Ministro se con il “nuovo CAD” si poteva sperare in una struttura più efficace per  far rispettare le regole di standardizzazione e di integrazione. La risposta è stata , più o meno, che  ….. dalla sua faccia si vede che non ha letto il nuovo CAD  e quindi …… ho provato a dirgli che l’avevo letto,  eccome! (quel poco che è stato pubblicato), ma non c’è stato niente da fare, è partito con la sua idea che provo a riassumere così: è necessario far “salire la domanda” così da spingere le amministrazioni ad integrarsi, a diventare virtuose, insomma  “costringerle” all’efficienza dalle richieste di servizi dei cittadini.

In un “paese normale” sarebbe un approccio un po’ assurdo e illogico. Ma qui da noi, dopo tanti anni di CAD e di SPC,  con le loro “regole” quasi mai rispettate, con le integrazioni tra i Sistemi Informativi della PA che stentano ancora a decollare, mi viene il dubbio che il Ministro con il suo pragmatismo potrebbe anche avere ragione.

Il dubbio però sparisce quasi subito, mi basta ripercorrere i grandi progetti di “integrazione” della PA di questi anni, caratterizzati troppo spesso da “trasferimenti massivi via FTP”, nastri magnetici che viaggiavano per corriere da un CED ad un altro, costose linee dedicate, doppie e triple autenticazioni ed infine il termine più abusato e oscuro: l’accesso alle banche dati! Insomma tutto tranne che una vera integrazione di processi attraverso la cooperazione applicativa.

No, non cambio opinione e continuo a preferire la strada del “paese normale” dove le regole, anche quelle tecniche, dovrebbero essere rispettare. Speriamo che il “nuovo CAD” sia più attrezzato e vincolante del precedente e non si limiti al solito elenco di sogni ma sappia risolvere i nodi di una standardizzazione strutturale così da evitare di dover ricorrere alle solite operazioni di “frontend senza backend” come rischia di essere questo simpatico ma ennesimo “portale unico”.

ps

Se vuoi vedere qualche commento in rete sul nuovo CAD dai una letta qui (Innovatori) ed anche qui  (Punto Informatico)

Written by Pietro Monti

10 marzo 2010 at 1:35 AM

La banda larga non è un vezzo tecnologico

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Sembrava strano ma vero, il ministro Renato Brunetta solo pochi giorni fa aveva promesso banda larga per tutti, da 2 a 20Mb entro il 2010 ma ora le dichiarazioni del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta sullo stesso argomento, hanno spento le aspettative.

Gli 800 milioni (poco più della metà di quelli stanziati!) che da luglio attendevano il via libera dal Cipe sono stati “congelati” dal governo: «la crisi – ha spiegato Letta – ha cambiato l’ordine delle priorità dell’esecutivo». «L’occupazione – ha precisato Letta – è la nostra principale preoccupazione. Una volta usciti dalla crisi si potrà riprendere l’ordine della priorità, e la prima sarà la banda larga».

Come si può non capire che la crisi si supera proprio con l’innovazione? Che la banda larga non è un semplice internet più veloce, non è un vezzo tecnologico ma è un volano strategico per la crescita del paese? Non solo per il digital divide ma per creare opportunità e sviluppo economico e quindi occupazione di qualità.

Da una ricerca dell’osservatorio Between (http://www.osservatoriobandalarga.it/ ) risulta che il 50% degli italiani non ha mai messo mano ad un computer, l’80% è senza banda larga e l’infrastruttura portante non regge più il crescente carico di dati. La velocità reale delle attuali connessioni cosiddette veloci è meno della metà di quella promessa dagli operatori e la Fondazione Ugo Bordoni (http://www.fub.it/)  svilupperà un software per consentire a ciascun utente di testare la propria connessione e i dati saranno “pubblici” .

Che la banda larga porti sviluppo l’hanno capito tutti. La UE ha stimato quest’anno che la banda alrga porterà un milione di posti di lavoro fino al 2015 ed una crescita dell’economia europea di 850 miliardi di euro. Le aziende diventano più competitive perchè riescono a lavorare più rapidamente, i costi di viaggi e trasporti diminuiscono, scendono le spese della PA e aumenta il risparmio energetico (fonte L’Espresso).

La differenza di atteggiamento con gli altri Paesi europei, dove ci sono da anni piani nazionali per portare banda larghissima a 50-100 Megabit , è abissale: al 75% delle case entro il 2014 in Germania; a 4 milioni di case nel 2012 in Francia (che investirà 10 miliardi di euro cioè circa 10 volte tanto quello che prevedeva il nostro minipiano). Per la stessa ragione, la crisi, per cui l’Europa spinge i governi ad investire nella banda larga, in Italia si fa l’opposto, si congelano i soldi (neanche si dirottano!) per quando potremo permettercelo.

Purtroppo lo scenario nazionale è sconfortante: guerra alla tv satellitare, nessun investimento nelle infrastrutture di rete, anatemi contro i social network. La miopia di non cogliere il valore della rete in termini di sviluppo è stato sempre un fattore comune ai diversi governi che si sono succeduti. Ma ora la sensazione è proprio quella che siamo condannati a concepire l’innovazione e la crescita di questo paese solo come un fatto televisivo ed apapre quindi normale che tutti gli sforzi vadano nello switch-off del digitale terrestre.

Written by Pietro Monti

6 novembre 2009 at 10:25 AM

Trasparenza: come sostenere la “rivoluzione culturale”

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di Elvira Goglia

trasparenzaRiprendo il discorso avviato con “Cominciamo a parlare di trasparenza”. Lo faccio a partire dalle argomentazioni di Antonia d’Elia, in un post molto interessante su  essere o non essere web 2.0, questo è il dilemma! della PA.

La trasparenza è l’asset principale della rivoluzione culturale nella pubblica amministrazione, anche per le ragioni richiamate da Antonia d’Elia, con l’affermazione secondo cui “comunichiamo ciò che siamo”, figlia della  famosa asserzione “non si può non comunicare”.

Cosa comunica un’Amministrazione opaca, pigramente nascosta sotto procedure lente e misteriose, i cui esiti sono imprevedibili, sia nei tempi che nei contenuti, le cui motivazioni rimangono del tutto inspiegabili? Comunica  una indisponibilità a render conto del proprio operato alimentando una percezione negativa, in alcuni casi non corrispondente alla realtà. Diversamente, un patto di servizio chiaro, la rendicontazione puntuale del rispetto di quel patto (o del non rispetto, per motivi giustificati e quindi ostensibili), fa di un’Amministrazione un interlocutore onesto e affidabile verso i suoi utenti, verso la comunità, verso il sistema politico.

Carlo Biasco, in questo blog,  parla di “autogestione”, proponendo il caso di una richiesta/dichiarazione (polizza, nell’esempio) gestita direttamente dall’utente. E’ già questa una “rivoluzione”, in buona parte realizzata dal Fisco e da altre Amministrazioni, non ultimo da Inail. L’ulteriore importante passo avanti  in questa direzione è la cooperazione applicativa. E tuttavia, mi sembra trattarsi di quello che Antonia d’Elia definisce un “bisogno di base verso la PA”. 

La sfida dell’introduzione del web 2.0 nella PA credo parta proprio dalla consapevolezza che questi “bisogni di base”, ancorché da più parti ancora negati, siano solo il primo livello della “scala di Maslow” (sui bisogni dell’uomo-cittadino)… poca cosa in un mondo dell’economia globalizzata e dei nuovi assetti sociali, dove urgono sforzi di innovazione ben più complessi! La posta in gioco non è  solo semplificare e migliorare la qualità dei servizi pubblici, la loro accessibilità ed economicità (per questo non occorrerebbe scomodare il web 2.0), quanto affidare alla Pubblica Amministrazione, in una rinnovata concezione dell’intervento pubblico, un ruolo etico di regolazione economica e sociale, di incremento della qualità della democrazia, di redistribuzione della ricchezza e di promozione delle pari opportunità di accesso alla conoscenza, allo sviluppo economico, sociale e culturale da parte di vaste aree della popolazione.   >>>>>>> Leggi il seguito di questo post »

Written by Pietro Monti

30 luglio 2009 at 7:44 PM

L’articolo 50-bis, “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”

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censuraIl Senato ha approvato il filtraggio dei siti con l’emendamento del senatore D’Alia. Alcune interpretazioni sostengono che se ad esempio un blogger dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Spesso i Blog sono veicolo di discussioni, di critiche, di confronto anche forte nei confronti dell’impianto giudiziario. L’emendamento approvato  può obbligare i provider a oscurare un sito se al suo interno dovessero essere promosse iniziative contrarie alle norme di legge. In pratica, secondo le interpretazioni che si stanno diffondendo in rete in queste ore, contestare una legge viene equiparato alle nefandezze di qualche scellerato su Facebook che inneggia allo stupro o ad azioni di terrorismo. Ma dal punto di vista tecnico cosa significa? (continua …)

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Written by Pietro Monti

7 febbraio 2009 at 10:26 AM

WEB 2.0: un problema per la PA e quindi un’opportunità

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Autore: Marco Neri
p1121_web1vsweb2Il concetto di Web 2.0 è nebuloso ed è notorio che  se si chiede a dieci esperti diversi la definizione di web 2.0, si riceveranno sicuramente dieci differenti risposte. Per non essere da meno esprimo la mia, poco legata alla moda, al glamour, alla visibilità su internet e all’essere trendy.  Per me il web 2.0 è un concetto che viene da lontano, passa per i sistemi Enterprise, per la Service Oriented Architecture e rende quest’ultima più facile ed usabile. In buona sostanza è l’evoluzione naturale che dovrebbero avere tutti i sistemi informativi del  mondo ( e non è un caso che Microsoft, Google, IBM, Apple, Sun, Cisco ….. stiano investendo miliardi di dollari per dotarsi di piattaforme abilitanti alla massima interattività e facilità di utilizzo); fino ad ora infatti, l’informatica è stata fatta da informatici, usando terminologie informatiche, spesso obbligando le persone che usufruiscono dei sistemi informativi a strani virtuosismi mnemonici e pratici.

E’ pur vero che fino a che non c’era la banda larga, l’interattività e la usabilità erano un sogno che non ci potevamo permettere: si è incominciato a parlare di web 2.0 solo dopo che internet si è velocizzato. Ma ormai i tempi sono maturi. Le tecnologie del Web 2.0 si conoscono da anni ma solo ultimamente sono state usate in modo diffuso: sono convinto che può essere anche una ricetta anticiclica per uscire dalla crisi economica. Alcune teorie economiche famose, ma tornate di moda solo da poco, ci dicono che durante un periodo di boom si forma una riserva di invenzioni potenzialmente usabili che non vengono sfruttate dato che e’ tanto piu’ facile continuare a sfornare prodotti noti, provati, lucrosi. La mancanza di innovazioni applicative durante gli anni di boom dovrebbe essere considerata come la causa della fine dello stesso boom e del processo che conduce alla recessione ed alla depressione. Si ricorre all’ innovazione come ultima risorsa, quando ci si trova al punto piu’ basso della depressione, e l’onda di innovazioni crea nuovi settori industriali e fornisce l’impulso per uscire dalla depressione. (continua)

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Written by Pietro Monti

3 febbraio 2009 at 9:29 PM