Il Web 2.0 e l'innovazione nella PA

"La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato in altri progetti” (J.L.)

Archive for the ‘social network’ Category

Solo le raccomandazioni potranno salvare l’Italia

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di Emiliano Pecis (linkedin: http://it.linkedin.com/in/pecis)

Prima di tutto mettiamoci d’accordo sui termini. Solo in Italia la parola raccomandazione ha un’accezione negativa. Provate a chiedere ad uno dei più famosi dizionari online (wordreference.com) di tradurre la parola “raccomandazione”, ecco cosa ritorna:

il dizionario, come sinonimo di raccomandazione suggerisce anche spintarella. Peccato che per tutto il resto del mondo, la raccomandazione sia soltanto una semplice segnalazione, come ci suggerisce lo stesso dizionario quando gli chiediamo di tradurre dall’inglese all’italiano:

Che differenza c’è tra una raccomandazione intesa come spintarella e una raccomandazione intesa come semplice segnalazione? La prima fa leva su un rapporto di forze basato sulla subalternità: il potente di turno che chiede ad un suo subalterno di promuovere tizio o caio, al fine di intrecciare un virale rapporto clientelare (il raccomandato sarà a sua volta un suo subalterno). Per contro, la segnalazione è basata su un’assunzione di responsabilità: chi segnala si prende l’onere di garantire sulla persona indicata. Da una parte si produce un malcostume che, a sua volta, crea spesso e volentieri, incompetenza, opacità e sopraffazione, dall’altra si promuove una sana cultura meritocratica e trasparente.

Le raccomandazioni e il Web 2.0

Chiarito questo fraintendimento tutto italiano, provate ad immaginare cosa accade quando la sana segnalazione viene fatta da una moltitudine di persone, ovvero quando si fa leva su quella che viene definita,  intelligenza collettiva. Leggi il seguito di questo post »

Written by Pietro Monti

16 settembre 2010 at 9:49 PM

La sentenza di Milano sul caso “Vividown”

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I dirigenti di Google sono stati condannati per violazione della privacy al processo a Milano per il caso “Vividown.  Google, in una nota, scrive: «Ci troviamo di fronte ad un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito Internet. La Legge Europea è stata definita appositamente per mettere gli hosting providers al riparo dalla responsabilità, a condizione che rimuovano i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza». ll video venne girato nel maggio 2006, caricato su Google Video l’8 settembre e rimosso il 7 novembre.

Le immagini che sono state riproposte nei notiziari tv per ricordare l’episodio mi hanno fatto riprovare lo stesso senso di disgusto che avevo provato quando esplose il caso qualche mese fa. Ma il ribrezzo per l’episodio non deve farci dimenticare che questa sentenza rischia di alimentare l’idea di un controllo su quanto viene pubblicato sui social network. Rischia di alimentare la confusione tra chi pensa che un social network sia come un giornale in cui l’organizzazione e le norme di riferimento siano basate su un gioco di responsabilità limitato ai pochi creatori di contenuti: i giornalisti e la gerarchia di responsabilità editoriale.

Internet ha ribaltato il concetto. Chiunque può prendere un video e metterlo in onda senza particolari permessi.
Ma ciò non toglie che se qualcuno denuncia un contenuto illecito, è l’utente singolo ad essere responsabile e giustamente perseguibile.
Non credo che in gioco ci sia la libertà di impresa dei grandi Social Net ma quella dei singoli utenti che utilizzano la rete. Sono persone che si allontanano sempre di più da un modello di consumo televisivo per avvicinarsi ad un modello partecipativo in cui non si limitano ad assistere ma “parlano”, fanno comunicazione ma soprattutto creano contenuti. Ho paura che il problema vero (senza fare allarmanti richiami ad un’idea “cinese” della rete …) sia riconducibile all’erosione lenta ma costante che i social network continuano ad causare, soprattutto per un pubblico giovane o comunque di cultura superiore, all’audience televisiva.

la politica e gli apparati giudiziari cercano i modi per ricondurre dentro l’esistente la novità di internet, che è novità umana e sociale prima che tecnologica e non ce la fa ad “entrare” in quelle norme preesistenti, come il dentifricio spremuto fuori non rientra nel tubetto” (Vittorio Zambardino)

Le persone sono libere di esprimere i propri pensieri attraverso la rete in piena responsabilità? Questo è il nodo di fondo, essere liberi e responsabili e quindi anche perseguibili quando si commettono azioni illecite. Pensare o anche solo ipotizzare che un social network possa farsi carico preventivamente di tutelare la privacy di tutti i contenuti pubblicati è ridicolo e irrealizzabile a meno di non uccidere i social network che, ricordo, non sono solo grandi multinazionali come Google, ma anche milioni di piccole realtà che arricchiscono un mondo di comunicazione e democrazia.

In queste ore, dopo la sentenza di Milano, stanno girando sulla rete le più strane metafore. Ne riporto solo alcune:

 Non ci stò ad accettare passivamente che venga condannato uno strumento universalmente LIBERO solo perchè la mamma dei cretini è sempre incinta

Le leggi esistono e sono quelle sulla responsabilità personale.
chi da un qualsiasi computer compia un atto che viola le leggi, è facilmente rintracciabile e punibile.

La carta di identità non serve ad evitare i crimini, ma a identificare con certezza chi la possiede.
è un diritto del cittadino, non un dovere o un favore alle forze di polizia.
chi vuole delinquere la butta o se la fa falsa.

La responsabilità penale è personale, l’abbonamento a Internet no. L’IP è tracciabile? Certo. Quello che il provider assegna a Mario Rossi, titolare del contratto XXX. Ma il Sig. Rossi è responsabile se io mi siedo al suo PC o uso la sua connessione web per scrivere minchiate su un blog?

Non sei mai andato da piccolo a fare scherzi telefonici a casa di amici? il contratto era di sicuro intestato ai genitori dell’amico. è la stessa cosa con internet!

L’ip è sempre tracciabile con facilità, a meno di usare tecniche anonimizzanti, ma il 95% degli utenti ne è all’oscuro.
e porta sempre a una persona fisica.

E’ come se tu litighi con la tua fidanzata e appendi le sue foto intime su tutti i pali della luce della città.
Chi è il resposabile? La società elettrica?

Se faccio una telefonata minatoria, la Telecom viene forse condannata? Ovviamente, a nessuno passa neppure dall’anticamera del cervello. E badate bene, potrei farla da una cabina telefonica, dove non potrei essere rintracciato (con buona pace del discorso sugli IP che non sono certi…).

Se mando una lettera di minacce (e non scrivo il mittente) forse i le Poste verrebbero considerati complici?

 

Written by Pietro Monti

24 febbraio 2010 at 10:49 PM

Facebook: Il sito non è conforme alle politiche aziendali !

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di Vincenzo Marchese

Giorgio GaberI sociologi G.G. e S.L. nel 1994 commentavano: “Il secolo che sta morendo è un secolo piuttosto avaro nel senso della produzione di pensiero.”. Come facciamo però a misurare la bontà di pensiero, o meglio, come facciamo a dare una metrica coerente della qualità di ciò che il cervello umano produce? Una misura di ciò potrebbe essere il numero di articoli scientifici prodotti nel mondo; se prendiamo questi dati osserviamo che dagli anni ’80 al 2000 c’è stato un incremento del 70% nel numero di articoli scientifici pubblicati nel mondo. La nostra povera Italia ha avuto un incremento di circa il 240% nello stesso periodo. A quanto pare il pensiero non è poi così scarso, soprattutto in Italia. Ma è veramente così? La metrica considerata è purtroppo solo quantitativa e non qualitativa. Una metrica qualitativa che fornisca una dimensione della qualità di ciò che il pensiero umano produce potrebbe essere la misura del benessere nazionale e già qui vedo una fila di economisti, con pacchi di articoli scientifici (sicuramente inclusi nel conto prima citato), pronti a citare indici di ogni tipo, a partire dal classico PIL, per il quale l’Italia ha avuto un calo dell’85%, fino ad arrivare al tasso di disoccupazione, e qui mi si permetta di citare l’Economist che qualche tempo fa ricordava argutamente il vecchio detto secondo il quale se il tuo vicino perde il lavoro è in atto un rallentamento congiunturale, se sei tu a perderlo è cominciata una recessione, mentre se lo perde un economista siamo sprofondati in una depressione.  >>>  Leggi il seguito di questo post »

Written by Pietro Monti

7 gennaio 2010 at 2:41 PM

Vivek Kundra

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di Antonio Tommaso

Vivek KundraUn fenomeno recente che negli USA sta attirando l’attenzione di colossi come Microsoft è quello dei Data Catalog pubblici, il primo dei quali sorse per iniziativa di Vivek Kundra, che oggi ha 35 anni ed è stato nominato da qualche mese Federal Chief Information Officer – ossia responsabile dell’ICT del governo federale – dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

In passato, quando  era  Chief Technology Officer – CTO – a Washington D.C. , mise in piedi il D.C. Data Catalog.

Il D.C. Data Catalog è uno strumento che mette a disposizione dei cittadini, via Internet, più di 300 set di informazioni – dalle richieste per il call center cittadino ai permessi di costruzione concessi, dai crimini commessi agli interventi di manutenzione stradale in corso, dall’elenco delle scuole per bambini autistici all’elenco delle piste ciclabili – prodotte delle Agency del District of Columbia, dalla Polizia, dal Call center cittadino, ….

Le informazioni sono disponibili in differenti formati (xml, kml, txt/csv, Atom) e possono essere utilizzate da chiunque nel rispetto delle condizioni di utilizzo previste per ogni set informativo pubblicato sulla Rete.

Kundra successivamente promosse Apps for Democracy, un concorso o meglio una serie di concorsi che vogliono premiare le applicazioni più creative sviluppate da volontari e basate sulle informazioni contenute nel D.C. Data Catalog.

La prima edizione del concorso portò allo sviluppo, in 30 giorni, di 47 nuove applicazioni web, iPhone e Facebook subito disponibili e utilizzabili da chiunque lo volesse. Il sindaco di Washington parlò di un costo di 50.000$ sopportato dalla sua amministrazione per l’organizzazione del concorso nel 2008 a fronte di un valore creato a vantaggio della città stimabile in 2.300.000 $. Leggi il seguito di questo post »

Written by Pietro Monti

30 novembre 2009 at 9:37 PM

E se Facebook fosse l’imborghesimento del web?

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di  Marco Stancati

E se Facebook fosse l’imborghesimento del web? O, per meglio dire, l’uso prevalente che si fa di FB. Arrivo dopo una serie di commenti (al post “vietato chattare) e quindi ho il vantaggio di essermi arricchito delle riflessioni di chi mi ha preceduto e posso lanciare questa provocazione.

Cominciamo con il ricordare che anche in moltissime aziende private è impedito l’accesso dalla rete aziendale ai Social Network e alla Blogosfera. Quindi non è un problema dei soliti oscurantisti del settore pubblico. Forse stupirà qualcuno sapere che anche nelle aree deputate all’innovazione e alla creatività, leggasi agenzie di pubblicità e boutique creative, è arrivato in maniera diffusa il medesimo stop.

Fughiamo un possibile equivoco di fondo: “enterprise 2.0” non vuol dire che un’azienda consente l’uso generalizzato, continuo e personalistico della rete aziendale ai suoi collaboratori. Bensì che l’azienda, sul fronte del rapporto con il mercato, ha fatto del dialogo interattivo con i suoi clienti una strategia e che accetta regole e strumenti del social networking e, sul versante della comunicazione interna, dà spazio al Knwoledge Sharing importando nella Intranet gli strumenti  finalizzati alla costruzione comune del patrimonio aziendale di conoscenze. Leggi il seguito di questo post »

Written by Pietro Monti

2 giugno 2009 at 4:27 PM

Vietato chattare

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facebook2L’Arma dei CC ha vietato pochi giorni fa l’accesso a Facebook dalla rete interna. Da questa settimana anche l’INAIL , ma ancor prima le Poste, Il Comune di Milano, la Regione Lombardia.
La Regione Friuli-Venezia Giulia ha chiuso drasticamente tutto con una decisione bipartisan nella quale Gianfranco Moretton (all’opposizione con il PD) ha sostenuto: “L’uso di Internet non rientra nei compiti del dipendente pubblico. In questo modo, ci sarà maggiore attenzione e celerità nell’espletamento delle procedure burocratiche da parte dei dipendenti pubblici, quindi una migliore risposta ai cittadini“. Alla Provincia ed al Comune di Como stanno pensando di concedere al massimo un’oretta di navigazione libera durante la pausa pranzo, una strategia simile a quella adottata dal Comune di Napoli. Chissà quante altre amministrazioni seguiranno questi esempi, soprattutto adesso che il Ministro Brunetta , dopo i tornelli, sta iniziando a prendere di mira anche il presunto uso improprio del web durante l’orario di lavoro.

La cosa non mi sorprende molto, sono parecchie le intranet che da sempre hanno posto  limitazioni alla navigazione esterna e non solo verso i social network, persino verso un uso diffuso della semplice posta elettronica per non parlare dell’accesso ai “peer to peer”, a Torrent, Emule, Youtube, etc…  Ho scoperto da poco che il traffico generato dall’accesso a Youtube di quest’anno, equivale da solo all’intero traffico Internet del 2000 !!!

Alcune aziende hanno strutturato l’utilizzo secondo filtri e criteri diversi, gli addetti agli sportelli sono comunemente esclusi da qualsiasi accesso alla rete pubblica, differenziando quindi l’utilizzo della rete secondo una policy di profilazione, purtroppo spesso solo gerarchica, altre volte funzionale. Leggi il seguito di questo post »

Written by Pietro Monti

22 maggio 2009 at 12:22 AM

Social network e management

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Ovvero: disorganizzare l’organizzazione

di Antonio Tommaso

Una persona a cui voglio bene, per spiegare le caratteristiche di governo della associazione che aveva fondato, un giorno se ne uscì con questa espressione: “la nostra è una organizzazione disorganizzata”.

Confesso di avere un debole per le organizzazioni disorganizzate. Non amo gli ambienti in cui ognuno sa quello che deve fare perché glielo ha detto un altro, gli ambienti in cui la creatività è soffocata dall’abitudine, gli ambienti in cui le cose importanti sono continuamente rimandate per inseguire le cose urgenti.
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Written by Pietro Monti

3 maggio 2009 at 9:15 PM

Pubblicato su social network

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